25 Agosto 2013

C’ è la crisi, fuga da giochi e lotterie In sei mesi spesi 20 milioni in meno

C’ è la crisi, fuga da giochi e lotterie In sei mesi spesi 20 milioni in meno

PERUGIA In Umbria il settore giochi e scommesse è un affare per molti ma sale bingo, ricevitorie e case da gioco a causa della crisi rischiano di perdere molti adepti. Si è infatti fermata la corsa alla vincita facile nella regione dove per la prima volta negli ultimi anni la raccolta, fatta eccezione per i gratta e vinci, ha subito una frenata. La cifra investita nei primi sei mesi dell’ anno resta tuttavia ragguardevole: 611,8 milioni spesi in giochi e scommesse, circa 20 in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 con una flessione del 3,2% superiore rispetto al dato nazionale (dati Agipro). Resta tuttavia elevato il rischio ludopatia cui per il Codacons è esposto un disoccupato su due. E se la crisi si fa sentire anche nel business della fortuna, nella regione si registra una forte crescita delle imprese specializzate in scommesse e giochi a gettone. Al primo trimestre 2013, secondo un’ elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro delle imprese, risultano 101 tra sedi e unità locali specializzate nel comparto, 26 in più rispetto al dicembre 2012. Di queste 23 nuove apertura hanno interessato la provincia di Perugia, un balzo in avanti del 45,1% che la colloca nella parte alta della classifica in quarantatreesima posizione. Nel dettaglio in Umbria risultano 4 attività riguardanti lotterie, scommesse e case da gioco, 52 ricevitorie, 14 gestori di apparecchi a moneta o a gettone che consentono vincite di denaro e altre 31 imprese connesse con lotterie e scommesse. Un’ offerta alimentata dalla forte espansione della spesa regionale in giochi che nel 2012 ha toccato il suo apice, specie per l’ esplosione dei giochi online (liberalizzati nel luglio 2011) nei quali gli umbri hanno “investito” in media 15,9 milioni al mese. A ottobre 2012, ultimo mese in cui i Monopoli di Stato hanno fornito i dati regionali, in Umbria nei giochi a distanza (poker, casino e skill games) sono stati spesi, infatti, 158,6 milioni con un balzo del 120,6% rispetto al 2011. Nonostante le ristrettezze economiche denunciate da tante famiglie, lo scorso anno la raccolta regionale di giochi, lotterie e scommesse è cresciuta dell’ 11,9% con una dato procapite (dato Aams) di oltre 1.300 euro. Una corsa che sembra essersi fermata nei primi sei mesi dell’ anno, almeno stando alle proiezioni Agipronews su dati dei Monopoli di Stato. Tutti i comparti hanno subito una flessione, fatta eccezione per “gratta e vinci e lotterie” nei quali gli umbri continuano a investire milioni di euro: 85,7 nel primo semestre, con un incremento dell’ 1% rispetto allo stesso periodo del 2012. Per il resto si assiste a una generale contrazione della spesa con il dato più rilevante che arriva da Superenalotto e Win for life la cui raccolta è scesa del 26,1%. Riduzione a due cifre anche per scommesse e puntate ippiche (-13,3%) e bingo (-11,1%); stabile la spesa per lotto e altre scommesse sportive (calcio). Nonostante tale ridimensionamento, il dato regionale resta elevato e con una raccolta semestrale di 611,8 milioni risulta che al 30 giugno ogni umbro ha speso oltre cento euro al mese in giochi, lotterie e scommesse. Parallelamente crescono i casi patologici con l’ Asl che solo a Perugia, a fine luglio segnalava circa 60 persone in cura. “È un fenomeno allarmante – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – e oltre ai casi patologici riguarda anche tante persone normali: anziani e disoccupati, che come ci segnalano molti tabaccai, spinti dalla speranza di una vincita facile, si ritrovano a comprare gratta e vinci o a giocare al lotto istantaneo anche di prima mattina. Nel caso delle slot machine, riteniamo che in molte situazioni siano troppo a portata di mano e in generale ci sia troppa disponibilità: l’ offerta, con i giochi on line fruibili anche tramite tablet e smarphone, si è ormai allargata a dismisura”. Stando a una ricerca dell’ associazione, i più esposti a forme di dipendenza sono disoccupati, casalinghe, pensionati e studenti con l’ 85% di essi che perde in media 40 euro al giorno.

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