14 Agosto 2020

C’ è l’ avviso di garanzia per conte e il governo

denunce di cittadini e codacons «infondate» per gli stessi pm il premier: «mi assumo la responsabilità politica delle scelte» pesa di più la difficoltà ad applicare le norme su rientri e locali
Oltre l’ avviso di garanzia al premier Giuseppe Conte e a sei ministri, c’ è già il primo Ferragosto dell’ era Covid: un nuovo banco di prova. Se la notifica della Procura di Roma, originata da varie denunce presentate in tutt’ Italia in relazione alla gestione della pandemia, non destabilizza il governo, perché le accuse sono ritenute dagli stessi pm «infondate e da archiviare», un effetto sulla vita dell’ esecutivo lo avrà. Nel senso di aumentare la pressione e accendere nuovi fari sulle prossime sfide, a partire appunto dalla gestione del Ferragosto “ad alto rischio contagio”. Conte, ricevuto l’ avviso di garanzia al pari dei ministri Bonafede, Di Maio, Gualtieri, Guerini, Lamorgese e Speranza, ha spiegato che la trasmissione da parte della Procura al Tribunale dei ministri di Roma è «un atto dovuto» e si è assunto «la responsabilità politica delle decisioni adottate». Ad accusare il governo c’ è anche il Codacons. Si tratta di esposti inviati durante le settimane di lockdown. Di dominio pubblico, la posizione dell’ avvocato Carlo Taormina, che ha tenuto a precisare come il Tribunale dei ministri sia «autonomo e l’ unico investito di ogni potere». Mentre il Codacons ha denunciato omissioni e ritardi, specie in relazione alla mancata istituzione della zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo (su cui è stata aperta l’ inchiesta della Procura di Bergamo, che nulla ha a che vedere con il procedimento dei pm romani). Tranciante, Matteo Salvini (Lega): «Se fossero confermati i verbali del Cts sulle mancate zone rosse, il premier dovrebbe essere arrestato: non è un bonus, è un reato». Ma, appunto, incombe il Ferragosto ed è allarme rientri e movida. In coincidenza, intanto, con numeri del contagio in crescita, 523 nuovi casi nelle ultime 24 ore (6 i decessi), 290 in più di mercoledì, il governo è alle prese anche con chi rientra da Croazia, Grecia, Malta e Spagna (divieto d’ ingresso dalla Colombia) e col rischio assembramento nei locali all’ aperto e in spiaggia per feste e falò. L’ ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza (in vigore da ieri) prevede, per chi ritorna dai 4 Paesi a rischio, presentazione dell’ attestazione di essersi sottoposti, nelle 72 ore antecedenti all’ ingresso nel territorio nazionale, ad un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone e risultato negativo; obbligo di sottoporsi ad un test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone, al momento dell’ arrivo in aeroporto, ove possibile, ovvero entro 48 ore dall’ ingresso nel territorio nazionale presso l’ azienda sanitaria locale di riferimento. In attesa del test, le persone sono sottoposte all’ isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora: misura difforme però in Emilia Romagna, dove non sarà necessario attendere in isolamento né l’ effettuazione del tampone né il suo esito. Non il primo esempio di norme in contrasto fra loro. Intanto, in aeroporti come la Malpensa, ieri non sono stati effettuati controlli: negli scali di Bologna, in Sardegna, a Perugia o in Puglia ci si sta ancora attrezzando, a Lamezia Terme non è stata prevista una postazione per i test. Ad Ancona, dove arrivano molti traghetti dalla Croazia e parte di quelli dalla Grecia, non è stato eseguito neanche un tampone. Turisti confusi e polemiche. Poi, il tema-discoteche. C’ è la stretta su questi locali (le Regioni possono decidere in autonomia). Se i contagi dovessero continuare a salire, l’ esecutivo potrebbe firmare un’ ordinanza di chiusura delle discoteche (il rischio multe al momento è alto). In Sicilia, il governatore Nello Musumeci ha imposto il numero chiuso, mentre in Toscana, Emilia Romagna e Sardegna, oltre agli ingressi contingentati, si può ballare solo a 2 metri di distanza e bisogna fornire i propri dati personali con un registro che dura due settimane. Obbligo di mascherina (con misurazione della temperatura) se non c’ è il distanziamento di 2 metri è previsto in Puglia; in Sardegna saranno accessibili tutti i locali ma all’ aperto, laddove in Calabria sono state chiuse tutte le discoteche. Per evitare assembramenti notturni sul litorale laziale, dalle 21.30 di oggi alle 7 di domani divieto di accesso nelle spiagge, vietate anche ad Agropoli, Modica e Scicli, mentre ad Otranto non si potranno organizzare picnic o falò. Controlli anti-assembramento a Civitanova Marche, Porto Recanati e Potenza Picena. Il governo non esclude l’ ipotesi di imporre l’ obbligo di indossare la mascherina anche all’ aperto (a proposito, ieri a Fiumicino, ai passeggeri pronti a decollare per New York, è stato chiesto di sostituire le mascherine di comunità con quelle chirurgiche indicate nel Dpcm) e il divieto d’ ingresso in alcune aree. Il Comitato tecnico scientifico è preoccupato. Nove le regioni con Rt maggiore di uno, tre in meno rispetto alla settimana scorsa quando se ne contavano 12: la Sicilia con 1.40 ha quello più alto a livello nazionale (rilevati 925 focolai attivi in Italia, di cui 225 nuovi). Avverte il coordinatore del Cts Agostino Miozzo: «Se i contagi salissero, i lockdown sarebbero inevitabili». Nel frattempo, l’ epidemiologo Pierluigi Lopalco ha aggiunto: «Penso che i casi registrati fra luglio e agosto» in Puglia «rappresentino l’ innesco di una seconda ondata». Sullo sfondo, un altro scontro tra esperti: quello tra Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe e Alberto Zangrillo, primario di Rianimazione del San Raffaele di Milano. La frase di Zangrillo («Essere contagiati non vuole dire essere malati») è stata contestata da Cartabellotta: «Quest’ affermazione in ottica di sanità pubblica è una grande bestemmia». Immediata replica: «Studia».

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