18 Giugno 2015

Bustarelle ai big della tv: ci sono 44 indagati

Bustarelle ai big della tv: ci sono 44 indagati
l’ imprenditore
biancifiori avrebbe pagato tangenti ai vertici dei network sigarette
elettroniche così troppe tasse le mandano in fumo.

Quarantaquattro tra dirigenti e funzionari Rai, di Mediaset, de La 7 e di Infront sono indagati dalla procura della Repubblica di Roma nell’ ambito di un’ inchiesta su tangenti che l’ imprenditore David Biancifiori avrebbe elargito insieme con altre utilità per ottenere assegnazioni di servizi. Ieri sono avvenute 60 perquisizioni affidate al Nucleo di polizia tributaria della Finanza. L’ inchiesta è affidata al pubblico ministero Paolo Ielo. Secondo quanto si è apprende, l’ imprenditore Biancifiori avrebbe pagato cospicue tangenti ed emesso false fatture per procurarsi fondi necessari per la corruzione. L’ inchiesta del pubblico ministero Paolo Ielo ha preso lo spunto da una indagine avviata tempo fa dalla Procura della Repubblica di Velletri che ha portato agli arresti domiciliari nell’ aprile scorso di David Biancifiori e che coinvolge anche il sindaco di Marino, Fabio Silvagni. Al centro dell’ indagine le commesse ottenute dall’ imprenditore dalla Rai, da Media set, da La7 e da Infront. Il procuratore della Repubblica di Velletri Francesco Prete ha stralciato dalla sua indagine la parte riguardante fatti accaduti a Roma e quindi ha trasmesso ai pm della capitale la documentazione. Biancifiori è titolare di varie società per la fornitura di scenografie, grup pi elettrogeni e tutte le attrezzature per realizzare spettacoli ed eventi. Il reato ipotizzato per quanto riguarda i dipendenti della Rai è quello di corruzione, in quanto l’ ente radiotelevisivo svolge un servizio di natura pubblica, per gli altri l’ accusa ipotizzata è quella di appropriazione indebita. Secondo le prime ricostruzione, la segnalazione sarebbe partita da Viale Mazzini all’ autorità. A quanto si apprende, circa un anno fa, infatti, la Rai, dopo aver notato delle irregolarità in alcuni appalti (anche in seguito alla maggiore attenzione richiesta per la spending review), avrebbe avviato un audit interno che avrebbe messo in luce fatti piuttosto gravi che vedevano coinvolti alcuni dipendenti della Rai (anche dirigenti ma nessuno di prima fascia, ovvero nessun direttore) in rapporto ad appalti che sarebbe affidati proprio a società dell’ imprenditore Biancifiori. A quel punto la Rai, ha dato corso da un lato all’ iter disciplinare interno, come conferma nel comunicato diffuso ieri mattina, e dall’ altro alla segnalazione dei fatti all’ autorità giudiziaria. E sarebbe proprio da queste segnalazione che la magistratura avrebbe iniziato le indagini che hanno portato agli avvisi di garanzia e alle perquisizioni di questa mattina nelle quattro aziende (Rai, Mediaset, La7 e Infront) Anche alcuni dirigenti della Presidenza del Consiglio sarebbero coinvolti nell’ inchiesta sulle tangenti che riguarda 44 persone, tra cui dirigenti Rai, Mediaset e La7, per presunte elargizioni dell’ imprenditore David Biancifiori. I dirigenti apparterrebbero al Dipartimento per le risorse strumentali della Presidenza del Consiglio, che non è stata oggetto di perquisizione. Sono stati soltanto acquisiti documenti relativi al periodo 2009/2013. Il Codacons e l’ Associazione Utenti Radiotelevisivi annunciano la costituzione di parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura di Roma. Se saranno accertati gli illeciti, si determinerebbe un danno per la collettività, considerata la natura pubblica della Rai, finanziata dai cittadini attraverso il canone. di Stefano Caliciuri Èun piccolo comparto nell’ economia italiana, un settore di nicchia che coinvolge poco più di 4 milioni di italiani tra produttori, rivenditori e consumatori. Ma che risulta essere un grattacapo per il governo Renzi in generale e per il ministro Padoan in particolare. Si tratta del fumo elettronico, un nuovo tassello nel puzzle normativo statale e per questo non ancora soggetto a regole chiare. Prova ne sia la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso mese di aprile che ha dichiarato illegittima la tassa 2014 sulle e-cig, poiché «affida ad una valutazione, soggettiva ed empirica l’ individuazione della base imponibile e nemmeno offre elementi dai quali ricavare, anche in via indiretta, i criteri e i limiti volti a circoscrivere la discrezionalità amministrativa nella definizione del tributo». La Corte ha aggiunto, inoltre, che la tassa è in aperto contrasto con l’ articolo 23 della Costituzione e limita il diritto di libera iniziativa economica. Come se nulla fosse successo, però, nei giorni scorsi l’ Agenzia Dogane e Monopoli ha inviato una circolare a tutte le aziende iscritte come deposito fiscale nel 2014 con la richiesta di notificare «il valore complessivo, in base ai prezzi di tariffa di vendita al pubblico, delle immissioni in consumo dell’ anno 2014, distintamente per marche, dei prodotti succedanei del tabacco contenenti nicotina, con esclusione quindi dei prodotti senza nicotina e dei dispositivi e delle relative parti di ricambio». Una lettera che suona come una beffa nei confronti dei produttori e dei distribuitori rispettosi della legge, visto che chi non si era iscritto come deposito fiscale nel 2014 a questo punto non rischia nulla, non essendo sottoposto a controllo e dunque ad eventuale sanzione. Ma la missiva recapitata a firma del direttore centrale Adm Roberto Fanelli andrebbe anche in contrasto con la sentenza stessa della Corte Costituzionale. Sembrerebbe quasi una prova di forza tra istituzioni, dove Adm reciterebbe la parte del cattivo. Ma forse, all’ origine della forzature, ci sarebbe la decisione di Matteo Renzi di sostituire i vertici dell’ azienda, una delle più importanti e strategiche in chiave economica nazionale, poiché vigila, decide e incassa tutti i proventi dai settori ad alto tasso di dipendenza: tabacco, gioco d’ azzardo, lotterie, scommesse. Nel Palazzo si vocifera infatti che la Presidenza del Consiglio sarebbe in procinto di sostitutire i vertici Aams. A farne le spese per primo sarebbe Giuseppe Peleggi, numero uno di Adm, che lascerebbe il posto a Mario Fiorentino, attualmente direttore generale al Mef, e con lui potrebbero essere avvicendati anche il capo della direzione affari normativi, Italo Volpe, e quello della direzione tabacchi Canio Zarrilli. La legge 2014 bloccata dalla Consulta aveva previsto un’ imposta di consumo del 58,5 per cento sia sui dispositivi elettronici o meccanici, e relative parti di cambio, sia sui liquidi, equiparando di fatto le sigarette elettroniche a quelle tradizionali, con la conseguente applicazione dello stesso livello impositivo su liquidi (con e senza nicotina). E, ovviamente, lo stesso tipo di regole: depositi fiscali, autorizzazione, regime tariffario dei prezzi. A quel punto però Anafe -Confindustria ha messo in moto la macchina dei ricorsi: prima al Tar (che aveva decretato la sospensione dei decreti attuativi), poi alla Corte costituzionale che, relatore Giuliano Amato, ne ha stabilito l’ incostituzionalità. L’ effetto della sentenza, oltre a provocare un buco da 117 milioni nelle casse dello Stato per il 2014 avrà pesanti ripercussioni anche sull’ attuale tassazione. In pratica la tassa è stabilita in base a un sistema di equivalenza con le sigarette (con uno sconto del 50 per cento sull’ accisa dei tabacchi lavorati) non basato su alcuni standard ma costruito arbitrariamente da Aams – equiparando “un’ unità di prodotto liquido da inalazione, pari a 1 ml, al consumo di 5,63 sigarette convenzionali”. Il risultato? Aumento fino al 150 per cento del prezzo al pubblico; aumento del 300 per cento del prezzo all’ ingrosso; saracinesche abbassate dal 30 per cento dei rivenditori (dati Fiesel-Confesercenti); aumento del nero, fai -da -te e online estero che attualmente rappresenta l’ 80 per cento del mercato con danni per aziende e casse dello Stato. Il muro eretto da Aams nei confronti dei produttori e rivenditori ecig sembra difficile da scalfire. Eppure è crollato anche quello di Berlino…
 

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