Burzi, altra lite giudici-politici “Non si presentò al processo”
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fonte:
- la Repubblica
di Sarah Martinenghi Dopo le spiegazioni del procuratore generale Francesco Saluzzo, un’altra autorità al vertice della magistratura piemontese interviene sul suicidio dell’ex consigliere regionale Angelo Burzi che ha legato le ragioni del suo gesto alla condanna subita,a suo dire ingiustamente, per la vicenda di Rimborsopoli. È il presidente della Corte d’Appello Edoardo Barelli Innocenti a dare voce alla posizione della giustizia torinese,in difesa anche delle sentenze, ben due in secondo grado, che hanno visto dichiarare la sua responsabilità per peculato con una pena, ricalcolata, di tre anni di carcere. Si tratta di precisazioni sull’iter processuale. Ma emerge anche un elemento, che può avere avuto un peso nelle scelte dei giudici: nel corso dell’ultimo appello, Burzi non solo «è sempre rimasto assente» ma ha anche scelto « di non sottoporsi all’esame che la Corte aveva disposto al fine di consentirgli di proporre le ragioni a sua discolpa». Il presidente non esprime un giudizio sul fatto che il politico non sia mai andato in aula e non abbia voluto rispondere ai giudici. Tuttavia è chiaro che l’inciso gli riconosce implicitamente una responsabilità. Tanto da far sollevare anche una reazione polemica da parte del deputato Enrico Costa (responsabile giustizia di Azione), che sui social definisce la lettera di Barelli «ridicola». «E quindi? — si chiede il politico — (Il presidente, ndr) vuol far credere agli ingenui che l’esame dell’imputatoè considerato risolutivo dai giudici?». Il discorso del magistrato è più ampio. Inizia sottolineando «il dolore per la tragedia umana» e anche la «presunzione d’innocenza fino alla irrevocabilità della decisione»: proprio un punto caro al deputato Costa. Ricapitola la decisione della Cassazione che già vedeva condannare in via definitiva per una delle accuse di peculato «in relazione alla quale competeva al giudice del rinvio (Corte d’appello) solo la rideterminazione della pena». Spiega ancora che «per altre accuse questa Corte, rinnovata l’istruttoria dibattimentale, ha assolto Burzi da una contestazione e ha confermato la decisione già presa nel primo processo d’appello». Tra poco meno di tre mesi si conosceranno le motivazioni della decisione. Tecnicamente è stata poi accolta una richiesta del suo difensore, riconoscendo «la continuazione con il peculato precedente per cui aveva patteggiato un anno e due mesi». Poi la scelta di non comparire: «Ritengo che tali puntualizzazioni siano utili per comprendere il caso che tanto clamore ha suscitato». Anche l’avvocata Tiziana Sorriento del Codacons, parte civile nel processo, ha sottolineato che «fissate le regole (sulla liceità o meno delle spese) sono state applicate in modo indistinto a tutti i gruppi consiliari che non hanno mai chiesto scusa ai cittadini per quelle ruberie. Resta la tragedia dell’uomo e il processo che ha tempi lunghi, ma i cittadini non hanno assistito a una persecuzione dei magistrati verso la politica»
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