23 Novembre 2001

BUROCRAZIA NEMICA

Valanghe e valanghe di cartelle pazze. Di ogni tipo. La burocrazia seppellisce il cittadino. E gli fa pagare fior di quattrini. Per non parlare dei soldi che escono dalle casse pubbliche, denaro pur sempre dei contribuenti.
E i consumatori sono in rivolta. Più di un?associazione promette battaglia in un campo minato, visto che il cittadino napoletano, come quasi sempre accade, è in prima linea quando qualche servizio dello Stato non funziona. Lo dimostrano le cartelle esattoriali mandate a casaccio, quasi 300mila nell?ultima ondata relativa alle contravvenzioni stradali; lo confermano gli avvisi bonari spediti dagli Uffici finanziari relativi alle dichiarazioni dei redditi, più di 500mila riguardanti presunti errori nelle presentazioni dei modelli Unico ?99 e 2000. Per non parlare delle bollette, Enel, Telecom, Arin, in cui in qualche caso, per fortuna sporadico, vengono chiesti al povero utente pagamenti milionari. Oppure le cartelle relative alla tassa sui rifiuti, o all?Ici, o all?Irpef. E ogni volta sono ricorsi, che ingolfano la macchina della giustizia civile e comunque portano via tempo e soldi a chi decide di far valere le proprie ragioni. In qualche caso il Giudice di pace sta obbligando gli enti preposti, in caso di loro errore, a pagare le spese processuale. Qualche sentenza in proposito già si è avuta, a carico di amministrazione comunale ed esattoria. Un orientamento giudiziario che si spera faccia scendere la percentuale di errori.
«È una vergogna quello che accade – sottolinea l?avvocato Giuseppe Ursini, presidente provinciale del Codacons – l?utente viene sempre messo sotto dalla pubblica amministrazione. Certe cose non devono succedere. Bisogna evitare queste sofferenze ai cittadini».
Sulla stessa lunghezza d?onda Ciro Pesacane, presidente dell?Acu (associazione contribuenti e utenti). «Nell?epoca di internet accadono ancora queste cose. E alla fine chi paga? Sempre l?utente. Dobbiamo finirla».

Anche perché in qualche altra occasione, come le cartelle pazze del fisco, tocca sempre al contribuente pagare, anche in caso di accoglimento del ricorso. Questo è l?iter quando a casa arriva un errore degli uffici finanziari (gli avvisi bonari sono stati introdotti dalla riforma delle cartelle esattoriali): il contribuente o fa in proprio – rischiando di sbagliare – o si rivolge al commercialista. Questi presta la sua opera spesso gratis (nel senso che il cliente lo ha già pagato e non ha la minima voglia di cacciare altri soldi), qualche altra dietro compenso, visto che comunque esiste un tariffario abbastanza complesso legato alle cifre che il professionista fa risparmiare al proprio assistito. In entrambi i casi c?è un danno, o al cliente (che comunque si accolla le spese vive del ricorso), o al commercialista che presta gratis la sua opera.
«Il consiglio che possiamo dare – spiega ancora Ursini – è quello di fare sempre ricorso. Non si deve fare finta che non sia arrivata, altrimenti la cartella fa il suo corso e diventa regolare». Il Codacons ha messo uno staff a disposizione di chi si sente vittima di abusi della burocrazia. «Sul problema riceviamo 3-4 telefonate al giorno. È attivo da tempo un nostro sportello per le consulenze. Abbiamo due avvocati – conclude Ursini – esperti in materia tributaria, basta telefonare o venire alla nostra sede al corso Umberto per avere il nostro appoggio».Ma anche se si vincono i ricorsi (cosa facile visto che più della metà delle 500mila cartelle pazze è visibilmente sbagliata) rimane sempre un problema. «Chi ripaga il tempo agli utenti? – si domanda Pesacane – pensiamo a un poveraccio che deve prendere un giorno di ferie per risolvere il problema. Ma perché invece di riposare deve mettersi in mezzo al traffico, andare in un ufficio dove non sempre è trattato con cortesia, fare la fila e ottenere quello che in fondo è un suo diritto?»

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