21 Giugno 2005

?Buoni-pasto? rifiutati in molti bar e ristoranti







ROMA ? La «guerra dei buoni pasto» tra esercenti e società emettitrici è scoppiata con effetti che rischiano di diventare devastanti. Ieri hanno cominciato bar e ristoranti di Torino, da domani sarà la volta dei pubblici esercizi in altre importanti città come Roma, Firenze, Bologna, Milano, Venezia, Padova e altre, con modalità che saranno comunicate dalle associazioni territoriali della Fipe-Confcommercio. Ma la protesta potrebbe estendersi anche ai negozi di alimentari, a quelli di gastonomia e alle rosticcerie. Contro la Fipe, «colpevole» di avere invitato i propri soci a non accettare i ticket, il Codacons (associazione di consumatori) si è rivolto alla magistratura ipotizzando l`istigazione a commettere un reato. Il primo esposto è stato presentato al procuratore Guariniello di Torino. I commercianti che sono scesi sul sentiero di guerra non ne possono più, sostiene la Fipe, «di dover pagare di tasca propria commissioni sempre più elevate al momento della riconversione dei buoni pasto in moneta contante». Da qui l`iniziativa di rifiutare i ticket fino a quando il mondo della politica non darà un segnale di attenzione, provvedendo a disciplinare il settore per garantire i diritti dei lavoratori che usano i buoni pasto e restituire redditività a tutte le imprese della filiera. E in una lettera ai ministri Scajola e Siniscalco, e al relatore del disegno di legge sulla competitività Guido Crosetto, la Confcommercio ha chiesto una delega al governo con l`obiettivo di vietare le gare al massimo ribasso salvaguardando il valore del ticket nell`intera filiera. «Lo sciopero dei buoni pasto è pienamente leggittimo, ma bisogna evitare che a rimetterci siano gli anelli deboli della catena: i consumatori-lavoratori e gli esercenti» ha detto Adolfo Urso, viceministro delle Attività produttive. Che cosa dicono le società che emettono i buoni pasto? L`Anseb, l`associazione che le riunisce e che aderisce anch`essa alla Fipe-Confcommercio, si è difesa affermando che la colpa di questa situazione va attribuita alle procedure di acquisto, come a esempio le aste online, incentrate sul massimo ribasso e fatte proprie dalla grande committenza pubblica e privata.

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