21 Giugno 2005

Buoni pasto, la protesta si allarga agli alimentari

Buoni pasto, la protesta si allarga agli alimentari
Fipe e Fida invitano gli esercenti a non accettare i ticket: commissioni troppo alte. Confcommercio: delega al governo per vietare le gare al massimo ribasso



Roma, 20 giu. (Adnkronos/Ign) – Entra nel vivo la protesta contro i buoni pasto. Gli esercenti aderenti alla Fipe-Confcommercio (che oggi ha invitato gli oltre 60 mila aderenti a non accettare i ticket dei lavoratori) lamentano, infatti, commissioni troppo alte (anche fino al 12% del corrispettivo) applicate dalle società che emettono i buoni. Una protesta partita oggi a Torino e che si appresta a coinvolgere diverse città sull`intero territorio nazionale e, oltre ai ristoratori, anche i dettaglianti alimentari, i negozi di vicinato, le gastronomie, le rosticcerie. Nei prossimi giorni, infatti, anche gli aderenti alla Fida-Confcommercio aderiranno alla sospensione del ritiro dei buoni pasto.

Le società emittenti, da parte loro, attribuiscono la responsabilità della situazione alle procedure d`acquisto: aste on line, incentrate sul massimo ribasso e fatte proprie dalla grande committenza pubblica e privata. L`Anseb (Associazione Nazionale società emettitrici buoni pasto, che aderisce anch`essa alla Fipe-Confcommercio) chiede al governo di mettere ordine nella materia, predisponendo “un quadro normativo che fissi garanzie di affidabilità per tutti gli operatori del settore e che disciplini le gare d`appalto, escludendo aste on line e aggiudicazioni al massimo ribasso“. Le ragioni della protesta, infatti, vanno ricercate proprio nel sistema di aggiudicazione al ribasso nelle aste online, che induce le società aggiudicatrici a recuperare i margini compressi dall`abbassamento delle offerte con l`aumento progressivo delle commissioni applicate agli esercenti.

Intanto, la Confcommercio, in una lettera inviata ai ministri Scajola e Siniscalco e al relatore del Ddl Competitività Guido Crosetto, ipotizza una delega al governo proprio con l`obiettivo di vietare le gare al massimo ribasso, salvaguardando il valore del buono-pasto nell`intera filiera.

Sulla questione interviene anche il presidente nazionale dell`Adoc, Carlo Pileri: “Chiediamo l`istituzione d`una commissione che vigili sui processi di vendita dei buoni pasto, sulle commissioni, sui rimborsi, sull`attualizzazione del valore di mercato degli stessi. E nel frattempo esortiamo i commercianti a riconoscere i ticket. Pagare in contanti, infatti, costerebbe a un consumatore circa 1200 euro l`anno, un ulteriore balzello“. Mentre, commentando i dati di adesione allo sciopero di Torino, il presidente dell`Adoc Piemonte Silvia Cugini afferma: “Secondo i nostri primi rilievi meno del 10% degli esercizi commerciali che espongono la vetrofania dei buoni pasto li ha effettivamente rifiutati. In ogni modo, non si può nascondere un certo malessere da parte dei commercianti che ricevono i ticket, molti dei quali, tuttavia, non hanno voluto scontentare i clienti abitudinari“.

Da un sondaggio condotto dall`Adoc risulta infatti che quasi il 20% dei consumatori non avrebbe frequentato i bar e i locali dove pranza se questi non avessero accettato i ticket. A fronte di questo dato va però detto che circa il 25% degli utilizzatori non li spende per il pranzo, ma per acquistare generi alimentari per la casa al supermercato (per un giro d`affari di circa 687,5 milioni di euro l`anno).

Dal governo, intanto, arriva la replica del viceministro delle Attività Produttive Adolfo Urso. Lo sciopero dei buoni pasto “è pienamente legittimo, ma bisogna evitare che a rimetterci siano gli anelli deboli della catena, i consumatori-lavoratori e gli esercenti“, osserva. Secondo il viceministro, “è necessario individuare la filiera di formazione del prezzo, che ha 4 passaggi: l`emittente che richiede il servizio (ente pubblico o privato), la società titolare dei ticket, il cliente che ne usufruisce e gli esercenti convenzionati. Un`istruttoria utile e necessaria per la massima trasparenza possibile e che deve essere avviata da parte dell`Autorità garante per il mercato e la concorrenza“.

Per tutelare i consumatori, intanto, il Codacons, contestando duramente la protesta di migliaia di pubblici esercizi della Fipe, ha annunciato la decisione di rivolgersi alla magistratura “affinché intervenga nella guerra dei buoni pasto e accerti a carico della Fipe eventuali comportamenti scorretti, come l`istigazione a commettere reato relativamente all`invito di oggi“. Intanto – fa sapere l`associazione – sul tavolo del Procuratore Raffaele Guariniello è finito l`esposto del Codacons in merito alla prima serrata di oggi a Torino.

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