21 Giugno 2005

Buoni pasto, braccio di ferro esercenti-clienti

Buoni pasto, braccio di ferro esercenti-clienti
I lavoratori che utilizzano i buoni pasto pronti a boicottare bar e ristoranti che non accetteranno i ticket: portiamo il pranzo da casa




MILANO – I titolari dei pubblici esercizi sembrano essere decisi a continuare nella loro battaglia per il rifiuto dei buoni pasto quale forma di pagamento delle consumazioni, per protesta contro il peso eccessivo delle commissioni pagate alle società che emettono i ticket. Nella giornata di lunedì la mobilitazione ha interessato interessato l`intera catena italiana dei fast food Mc Donald`s e bar e ristoranti di Torino, ma entro la fine della settimana si allargherà a tutte le principali città italiane. E si estenderà anche alle rivendite di generi alimentari che in misura sempre maggiore negli ultimi anni hanno iniziato ad accettare i buoni per il pagamento della spesa. Ma nella querelle si inseriscono anche gli utenti, che non vogliono subire sulla propria pelle le conseguenze di questo braccio di ferro tra esercenti e società di ticket. E che minacciano di rispondere al rifiuto dei buoni pasto con il boicottaggio sistematico di bar e ristoranti.
LE PRIME «SERRATE» – Dopo l`annuncio di Mc Donald`s che ha fatto

I fast food Mc Donald`s non accettano più i buoni pasto (Arcieri)
sapere che non accetterà più i buoni pasto in nessuno dei suoi 340 fast food sparsi sul territorio nazionale, la protesta degli esercenti è partita da Torino. L`adesione allo «sciopero del ticket» sarebbe stata del 64% stando ai dati dell`Epat, l`associazione dei pubblici esercizi del capoluogo piemontese, che ha svolto 326 interviste telefoniche, inviato 115 email e controllato direttamente 87 locali. «Su 520 esercizi – spiega il presidente dell`Epat, Carlo Nebiolo – hanno aderito 338. Un risultato superiore a ogni più rosea aspettativa». L`Epat diffonderà al più presto i dati definitivi e anche la perdita di incassi: un monitoraggio è stato infatti effettuato su 100 pubblici esercizi torinesi che hanno registrato gli incassi dei quattro lunedì precedenti la protesta.
LA PROTESTA SI ESTENDE – Tutti i 60 mila esercizi commerciali che aderiscono alla Fipe-Confcommercio sono stati invitati ad aderire alla protesta. La data indicata per lo sciopero è quella di mercoledì 22 giugno anche se ogni città potrebbe decidere di adottare modalità diverse e di anticipare la serrata già a martedì, giornata in cui è comunque attesa la comunicazione ufficiale dei calendari della protesta da parte delle diverse associazioni locali. Al termine di una lunga assemblea, l`Epam, la sigla che raccoglie circa 4.800 tra bar e ristoranti di Milano e provincia, ha deciso di ritardare di qualche giorno la «rivolta» anti-ticket: il rifiuto dei tagliandi utilizzati ogni giorno nel capoluogo meneghino da almeno 250 mila lavoratori inizierà infatti lunedì. La dilazione consentirà di valutare se nel frattempo vi saranno aperture concrete da parte del governo. Qualche titolare ha però deciso di iniziare da subito a non accettare i buoni pasto. Adesioni allo sciopero sono arrivate dagli esercenti Venezia, Roma, Firenze, Padova e Sondrio.
SCIOPERANO ANCHE GLI ALIMENTARI – La sollevazione contro le società emettitirci di ticket si allarga anche agli alimentari, ai negozi di vicinato, a gastronomie e rosticcerie. Anche la Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell`alimentazione aderente a Confcommercio, ha infatti deciso di associarsi alla protesta indetta dalla Fipe. Sui circa 40.000 negozi che aderiscono alla Federazione, sono oggi circa 24 mila quelli che accettano i buoni pasto. E che al pari di bar e ristoranti potrebbero ora scegliere di non accettarli più.
I CONSUMATORI – L`anello più debole della catena è quello dei consumatori che già da tempo lamentano l`insufficienza del ticket riconosciuto dalle aziende (in molti casi non si va oltre il minimo di 5,70 euro, insufficienti nelle grandi città non solo per un pasto completo ma anche per una semplice accoppiata panino-bibita) e che ora rischiano di ritrovarsi per le mani pezzi di carta senza alcun valore. Una prospettiva tutt`altro che rosea, che li costringerebbe a mettere mano al portafogli per pagare in contanti o, in alternativa, a portarsi il pasto da casa. Pagare di tasca propria i pranzi comporterebbe, secondo i calcoli dell`Aduc, un esborso aggiuntivo di circa 1.200 euro all`anno. Gli utenti sono dunque pronti a loro volta a boicottare gli esercizi che rifiuteranno i ticket e lo dimostrano anche i tanti messaggi postati al forum del Corriere.it. Secondo molti lavoratori, i commercianti già praticano ricarichi eccessivi sui prezzi delle consumazioni, un fenomeno accentuato dopo l`introduzione dell`euro, e quindi non gradiscono il loro «piangere miseria»: «Se un bar mi fa pagare 5 euro per un panino – dice ad esempio Anna – non vedrà mai ne i miei soldi ne i miei ticket».
IL CODACONS E LA MAGISTRATURA – Quello di non accettare i buoni pasto per i pagamenti è invece un «invito assurdo» secondo il Codacons, il coordinamento delle associazioni per la difesa dei consumatori, perché «danneggia milioni di persone che si ritroveranno in mano ticket inutilizzabili, con un conseguente aggravio di spesa per i pasti». E proprio per questo l?associazione ha deciso di rivolgersi alla magistratura affinché intervenga nella guerra dei buoni pasto e accerti a carico della Fipe eventuali comportamenti scorretti, come l?istigazione a commettere reato relativamente all?invito di oggi. Sul tavolo del Procuratore Guariniello è finito l?esposto del Codacons in merito alla prima serrata di oggi a Torino.
LE SOCIETA` DI EMISSIONE – Anche le società che emettono i buoni pasto intervengono sulla questione e sottolineano che non esiste «nessun cartello» tra di loro. Per l`Anseb, l`associazione che le riunisce e che per ironia della sorte a sua volta aderisce alla Fipe-Confcommercio che ha promosso la mobilitazione, «servono regole certe per il settore» perché «le procedure di acquisto dei buoni pasto, incentrate sul massimo ribasso e fatte proprie dalla grande committenza pubblica e privata sono all`origine della situazione di disagio». Secondo l`Anseb governo e parlamento dovrebbero «definire un quadro normativo che fissi garanzie di affidabilità per tutti gli operatori del settore e che disciplini le gare di appalto, escludendo aste on-line e aggiudicazioni al massimo ribasso». Su questo l`Anseb sembra in linea con la Confcommercio che indica nella delega al governo la sola strada percorribile per arrivare ad una normativa chiara contro le gare al ribasso e che in una lettera inviata al ministro dell`Economia chiede che si ponga fina al meccanismo degli sconti eccessivi.
IL GOVERNO – IL viceministro per le Attività Produttive, Adolfo Urso, ha invitato l`Antitrust ad avviare «un`istruttoria utile e necessaria per la massima trasparenza possibile», sottolineando come lo sciopero dei buoni pasto sia legittimo. Tuttavia, secondo l`esponente di An, «l`importante è che a pagare non siano proprio quei lavoratori per i quali i buoni pasto rappresentano un`esigenza irrinunciabile a fronte di un costo della vita che ha subito contraccolpi a tutti noti».

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