22 Aprile 2015

«Buona scuola», non basta l’ apertura di Palazzo Chigi

«Buona scuola», non basta l’ apertura di Palazzo Chigi

ROMA Le «aperture» su alcune questioni del disegno di legge scuola (eccessivo potere dei presidi e platea dei precari) emerse lunedì dall’ incontro del presidente del Consiglio Matteo Renzi con i parlamentari del Pd e l’ annuncio di una lettera ai professori firmata dal premier, non hanno fatto rientrare il dissenso. La Gilda, tra i promotori dello sciopero del 5 maggio, avverte: «Quella scesa in piazza sabato a Roma era la vera scuola italiana e se Renzi si ostina a non volerla ascoltare, stia certo che gli insegnanti rispediranno al mittente le lettere in arrivo da Palazzo Chigi». E lancia al Premier una sfida: «Faccia un referendum per sapere se gli insegnanti approvano o bocciano la sua Buona Scuola». Non cambia idea neppure il sindacato Anief (che insieme al sindacalismo di base ha indetto lo sciopero per il 24 aprile) secondo il quale non serve una lettera ai docenti, ma la riscrittura della riforma: «Se non si modifica il testo, gli insegnanti non cambieranno le loro idee». La lista dei partecipanti alla protesta del 5 si è allungata ieri con l’ adesione del Codacons («i provvedimenti allo studio del governo sono fumo negli occhi e rischiano di creare distorsioni abnormi a danno degli insegnanti e degli studenti») e delle associazioni studentesche secondo le quali la riforma «va in direzione privatistica e autoritaria». Intanto ieri nell’ ufficio di presidenza in commissione Cultura, è stata decisa la riapertura dei tempi per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge (ne sono già arrivati circa 2mila presentati dai parlamentari dei diversi gruppi dell’ opposizione, ma anche dalla maggioranza che sostiene il governo), posticipata a 24 ore dopo l’ approvazione del Def. La richiesta di un «supplemento» di tempo era stata avanzata da M5s, Sel e Lega.
 
 

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