Bufera sul calcio: 50 arresti per frode sportiva
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fonte:
- il Roma
CATANZARO. I tifosi credono di sostenere in curva sperando di ottenere la vittoria dello propria squadra del cuore ma se alcuni dei calciatori si sono messi d’ accordo la passione viene schiacciata in nome del Dio denaro. È il nuovo calcio, quello che ruota attorno alle scommesse milionarie. Ieri la Dda di Catanzaro ha eseguito un decreto di fermo per 50 persone e iscritto nel registro degli indagati altre 26 persone. Sono i numeri della nuova drammatica inchiesta. I NUMERI. In galera sono finiti in cinquanta persone, con l’ accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Ci sono 4 presidenti, 11 dirigenti sportivi, 12 tra calciatori, 2 allenatori. Ci sono poi 27 indagati sui quali le indagini sono ancora in corso: è il caso dell’ ex giocatore Arturo di Napoli, del direttore della cassazione del Catanzaro Armando Ortoli, del procuratore Eugenio Ascari, del consigliere federale Claudio Ar paia, dell’ ex presidente della Torres Domenico Capitani. I NUMERI. Sonooltre 1.500 le pagine del decreto e 10mila le intercettazioni, migliaia di ore al telefono in cui gli indagati combinavano gli incontri. Alla fine sono 28 le partite truccate, 17 di Lega Pro e 11 di serie D, sulle quali la Procura ha trovato riscontri e 33 le squadre coinvolte: dalla Pro Patria al Monza, dalla Torres all’ Aquila, dalla Juve Stabia alla Cremonese. Riscontri che costringeranno il procuratore federale Stefano Palazzi ad intervenire e a riscrivere le classifiche, con i play off e i play out in corso. Palazzi ha già preso contatti con il capo della Dda di Catanzaro Vincenzo Lombardo. MANCANO LE SCHEDINE. «Il dato più raccapricciante è constatare cosa sia diventato il calcio. Siamo di fronte ad un nuovo romanzo criminale i cui attori arrecano un danno economico e si fanno beffa delle passioni di quanti seguono la propria squadra». Ma il pm affronta anche quello che è il nocciolo del problema: «il calcioscommesse – dice il pm Elio Romano – è la patologica conseguenza del tramonto della vecchia innocente schedina. Urge una riforma radicale della normativa che regolamenta le scommesse che hanno finito per inquinare il mondo sportivo ad esse collegato». L’ AGGRAVANTE MAFIOSA. Quella degli Iannazzo, la famiglia della ‘ndrangheta interessata agli affari delle partite truccate, secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia, è una cosca «d’ elite della mafia imprenditrice» dedita agli affari, ma anche capace di scatenare una guerra con altre consorterie per mantenere il proprio predominio sul territorio. Nel corso dell’ operazione condotta la settimana scorsa da squadra mobile di Catanzaro, Sco, Dia e Guardia di Finanza, sono state una quarantina le persone arrestate, tra le quali alcuni imprenditori. È stato captando alcune conversazioni di Pietro Iannazzo nel corso di quella indagini che gli investigatori hanno saputo delle combine su varie partite dei campionati di Lega Pro e Cnd per alterare i risultati al fine di ottenere vincite cospicue con le scommesse. Per questo per molti degli indagati si contesta l’ aggravante mafiosa. LA FIGC PARTE LESA. «Ci dichiariamo parte lesa perché continuiamo a subire tutte le situazioni del Paese. Ancora una volta pensi che basta e invece c’ è sempre una nuova puntata. Nel mirino c’ è l’ apertura delle scommesse ai dilettanti, considerata un grave errore anche da Damiano Tommasi, presidente del l’ Aic, mentre per la presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, l’ inchiesta di Catanzaro conferma la capacità della ‘ndrangheta di inquinare qualsiasi sistema. «Il calcio non viene aiutato da questi scandali, ma i nostri mezzi non sono all’ altezza per difenderci sottolinea Tavecchio – Quando le scommesse sono state allargate alla serie D, io dissi che era un gravissimo errore e oggi i risultati li vedono tutti. Ognuno si prenda le proprie responsabilità». LA CODACONS. «Ancora uno scandalo investe il mondo del calcio italiano, con una serie di partite truccate in Lega Pro e serie D, e ancora una volta i diritti dei tifosi vengono schiacciati dagli interessi illeciti di soggetti che si arricchiscono sulla loro pelle». È quanto si afferma in un comunicato del Codacons in relazione all’ operazione della Dda di Catanzaro. «Stiamo studiando – afferma il presidente Carlo Rienzi – le possibili azioni legali da intraprendere per tutelare gli interessi di tifosi e scommettitori».
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