Bufera sui redditi: per nascondere cosa?
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fonte:
- l`Adige
I l problema non è rinchiuso dentro i confini del Trentino, è generale, non c’entra il provincialismo, quello profondo che un tempo faceva definire "trentona" la gente di montagna restia a mettersi in piazza. Avveniva per le malattie, un tabù tenuto spesso nascosto dentro le mura domestiche; avveniva per il menage familiare complice del motto "i panni sporchi si lavano in casa"; avveniva per il reddito gelosamente nascosto agli occhi invidiosi del vicino. Anzi, chi più ne aveva più si lagnava, tanto da guadagnarsi l’appellativo di "pianzi merenda". Ora il problema, che non dovrebbe affatto essere tale, si allarga oltre confine adeguandosi alla facilità del comunicare che, superando le pagine del giornale, si insinua nella rete diffondendo nomi e cifre che si vorrebbe rimanessero segrete. Parliamo, ovviamente, delle dichiarazioni dei redditi che in questo periodo stanno sollevando un polverone assurdo. Studiosi, commentatori, operatori, garanti che parlano e agiscono auspicando la diffusione o imponendo il silenzio. È l’argomento del giorno, se non vogliamo considerare quello purtroppo traumatizzante della pornografia minorile. Succede ogni volta così, la primavera insieme alle giornate più lunghe porta con sé anche gli elenchi dei fortunati che superano uno stipendio da fame. Cifre che parlano e fanno parlare. È il gioco del momento, c’è chi le aspetta con morbosa curiosità per entrare dentro gli affari altrui, moti di meraviglia, gesti di incredulità, sorprese e conferme. L’ordine alfabetico facilita la caccia al tesoro, la lista delle professioni induce ai confronti, mentre il diritto alla privacy divide le schiere su due fronti opposti. La riservatezza è un’ottima qualità personale ed è pure un obbligo di legge, ma è sull’oggetto della riservatezza che bisognerebbe capirsi. E bisognerebbe distinguere fra ciò che riguarda la sfera intima di ciascuno e ciò che ha ricaduta sugli altri e diventa pertanto di interesse sociale. Il reddito, infatti, porta con sé una conseguenza teoricamente inevitabile, vale a dire il pagamento delle tasse in proporzione. Forse che succede sempre così? No, il pagamento delle tasse spesso rientra in quella zona d’ombra nella quale entrano situazioni talmente a lungo irrisolte da apparire irrisolvibili. E quando uno chiede perché non ci sia modo di riscuoterle in modo equo scovando nel contempo gli evasori, ha la stessa risposta che ottiene chi chiede perché in Italia non si possano evitare i continui scioperi dei mezzi di trasporto o perché non esista possibilità di contrastare definitivamente il crimine organizzato o perché i rifiuti debbano accumularsi sulle strade. Intanto però c’è chi ritiene un’illegittima intrusione nei propri legittimi segreti la pubblicazione degli elenchi. Questo anche se dal punto di vista tecnico-giuridico il Procuratore Capo della Repubblica Dragone, archiviando l’esposto del Codacons che non riteneva opportuno il mettere il naso nelle faccende altrui, dichiara che nessun reato è stato commesso in Trentino con la diffusione dei dati. Ma il danno dove sta? Viene da pensare che dietro all’auspicato silenzio stia qualcosa da nascondere, non tanto per naturale ritrosia da montanari, quanto per cautela volta a tutelare i propri interessi a scapito del bene comune. Anche i "pianzi merenda" sono ormai globalizzati.
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