28 Settembre 2013

Bufera sui carburanti, resta in bilico la mossa da 3 centesimi sulle accise

Bufera sui carburanti, resta in bilico la mossa da 3 centesimi sulle accise

 

I CONSUMATORI: OGNI FAMIGLIA SPENDEREBBE 66 EURO IN PIÙ SOLO PER FARE IL PIENO IL CASO ROMA Almeno per ora l’ ottavo ritocco delle accise in nemmeno tre anni non è riuscito. Il dossier è congelato da un accordo politico che non c’ è, sopraffatto dal fuoco di sbarramento arrivato da ogni angolo: dai petrolieri che parlano di «scelta irresponsabile» e «controproducente», dai benzinai che minacciano lo sciopero, dai produttori di auto che annunciano la debacle delle immatricolazioni a settembre (-17%), e più in generale dai consumatori pronti a fare i conti dell’ ennesima stangata. E come dargli torto con l’ aria pesante che tira sui consumi e in particolare sulla domanda di carburanti. Per ben sette volte dal 2011 a oggi si è pescato anche nel tesoretto delle accise per coprire i buchi del bilancio pubblico. E se ieri fossero state confermate le ipotesi contenute nel decreto destinate a scongiurare un immediato rincaro dell’ Iva, l’ odiosa tassa sul carburante, che nel 2005 pesava per circa 56 centesimi per ogni litro di benzina, rischiava di arrivare a 0,748 euro da subito e 0,753 fino a febbraio 2015 (il prezzo alla pompa della benzina sarebbe passato da 1,738 a 1,768 euro, con il gasolio da 1,664 a 1,694 euro). Come se non fosse noto, dati Istat alla mano dicono le associazioni dei consumatori, che toccare le accise, seppure di soli 2 centesimi (2,5 da gennaio) può costare più di un incremento immediato dell’ Iva nel portafoglio delle famiglie. AUTOMOBILISTI TARTASSATI Non solo. Gli automobilisti «cornuti e mazziati, come li definisce Federauto, digerito subito l’ antipasto delle accise non si sarebbero certo salvati dall’ aumento dell’ Iva a gennaio. Tanto vale quindi ingoiare subito un ritocco dell’ 1%, visto che a conti fatti, può pesare pressappoco la metà rispetto a una maggiore accisa sul prezzo del carburante. Al contrario il doppio pacco assicurato a gennaio nasconde un incremento complessivo nel prezzo della benzina pari a 5 centesimi (3 per le accise e altri 2 dopo il passaggio dell’ iva al 22%) con un peso del fisco che sfonda il 60% del prezzo alla pompa. Perchè non solo si pagano le accise, il paradosso è che su queste tasse odiose si paga anche l’ Iva. Ma la beffa, per ora sfumata, non è solo per gli automobilisti, visto che ancora l’ 86% delle merci in Italia viaggia su gomma. Il rincaro generalizzato accise-Iva è di quelli che si farebbero sentire un po’ su tutti i prodotti che ogni giorno troviamo sugli scaffali dei negozi o dei supermercati. Tutto questo per pochi centesimi? I numeri degli ultimi anni parlano chiaro. Rispetto al 2010, sottolinea un’ analisi della Cgia una famiglia media con un auto a benzina che percorre 15.000 chilometri all’ anno ha subito negli ultimi 3 anni un rincaro di 216 euro. Che salirà a 219 euro con l’ aggravio dell’ Iva al 22% (275 euro per il Codacons, di cui 66 per i carburanti). Molto peggio sono andate le cose per chi ha un’ autovettura di media cilindrata a gasolio: per 25.000 chilometri all’ anno percorsi il rincaro degli ultimi 3 anni è stato di 372 euro. Senza dimenticare che dall’ inizio della crisi alla fine del 2012, il Pil nazionale è diminuito di 7 punti percentuali e la spesa delle famiglie di 5 punti. Se poi l’ effetto nelle casse dello stato fosse garantito. almeno un risultato sarebbe stato raggiunto dopo tanti sacrifici. Il calo nei consumi di carburanti, denunciato dall’ Unione petroliferi, è continuato anche nei mesi estivi. Con un -5,6% registrato solo ad agosto (-7,1% dall’ inizio dell’ anno). Un buco nel gettito fiscale che nei primi otto mesi dell’ anno ha sfiorato gli 800 milioni (-3,1%), Iva del settore compresa. Solo per le accise il mancato incasso è di 315 (140 milioni ad agosto). Questi numeri qualcosa vorranno dire. Roberta Amoruso © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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