31 Maggio 2002

Buenos Aires ristruttura bond in ex-lire



ROMA – La ristrutturazione delle obbligazioni denominate in ex-lire ed emesse dalla Città di Buenos Aires, dopo una travagliata gestazione non priva di colpi di scena, andrà avanti. È quanto ha confermato ieri Caboto-IntesaBci che si sta occupando dell`operazione al fianco di JP Morgan. L`esito incerto della seconda assemblea degli obbligazionisti, che lunedì scorso aveva messo in discussione le modifiche da apportare ai bond a causa di un voto negativo dei fondi argentini, è stato surclassato a favore degli italiani.
Questo “successo“ della banca capofila della task force istituita dall`Associazione bancaria italiana per proteggere gli interessi dei risparmiatori italiani, in sede di ristrutturazione del debito argentino, è stato però oscurato ieri stesso da una burrascosa audizione che si è tenuta in Commissione Finanze alla Camera e alla quale hanno partecipato tutte le associazioni dei consumatori impegnate in questa dolorosa vicenda e anche esponenti dell`Abi. Il Comitato Investitori Titoli Argentini-Cita formato da quattro associazioni (Adusbef, Codacons, Adoc e Federconsumatori), ha colto l`occasione per sparare a zero sulle banche, considerandole responsabili per il fatto che 350-400mila investitori italiani abbiano in portafoglio 14miliardi di euro di obbligazioni con rischio-Argentina. Il Cita ha sostenuto con vigore che «se verrà accertato che le banche non hanno fatto firmare la dichiarazione di rischio elevato, previsto dal regolamento Consob, allora si aprirà la strada a migliaia di cause di risarcimento». I toni raggiunti sono stati tali da costringere il Presidente della Commissione Finanze La Malfa a prendere seri provvedimenti: come quello di non invitare più la Codacons a incontri di questo tipo. Più moderata, e sicuramente più realistica, la posizione dell`Associazione dei consumatori Altroconsumo che, in rappresentanza anche della Ocu spagnola, ha ribadito di fronte alla classe politica le speranze dei risparmiatori italiani: 1) che vi sia parità di trattamento tra diverse categorie di sottoscrittori di bond argentini, senza discriminazioni punitive a danno dei piccoli risparmiatori; 2) che la ristrutturazione dei bond non preveda la modifica della valuta di emissione e che non venga effettuata una conversione dei titoli in pesos; 3) che la formula della ristrutturazione preveda un allungamento delle scadenze, un abbassamento delle cedole ma anche la restituzione integrale del capitale. L`Abi, nel corso dell`audizione, ha ribadito che la task force sta lavorando di lena con l`obiettivo di proteggere gli interessi degli italiani al momento dell`apertura di un tavolo delle trattative sulla rinegoziazione del debito argentino: ma ha anche ricordato che solo il 3% dei risparmiatori italiani ha investito in bond dell`Argentina, con posizioni che hanno un valore medio comunque piuttosto alto attorno ai 40mila euro. Una prima riunione informale sul debito argentino, estesa al più ampio numero di creditori, si è tenuta ieri a Buenos Aires: presente Intesa-Bci, in veste di capofila della task force Abi. Da questo primo meeting non sono emerse novità: si è semmai avuta conferma del caos che regna sovrano in Argentina, dove mancano all`appello interlocutori politici di grosso calibro per avviare la ristrutturazione. La Città di Buenos Aires è riuscita comunque a tirarsi fuori dalla mischia: i bond in ex-lire avranno cedola e scadenza modificate, con la promessa di un rimborso integrale del capitale con piano di ammortamento triennale.

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