22 Dicembre 2015

Buche stradali: divieti di velocità del Campidoglio invece dei lavori

Buche stradali: divieti di velocità del Campidoglio invece dei lavori

Ormai funziona così: dopo l’ ennesimo incidente, quando anche i residenti cominciano a martellare gli uffici con esposti e segnalazioni, al posto degli operai arriva una nuova segnaletica stradale. Per esempio, in via Luigi Schiavonetti a Tor Vergata – che già a luglio i vigili giudicavano “inidonea a garantire la percorribilità di qualsiasi tipo di veicolo a causa dello stato manutentivo del fondo stradale che nell’ ultimo anno e mezzo ha provocato 52 sinistri” – sullo stesso palo i segnali sono diventati tre: in cima c’ è il triangolo col punto esclamativo, “pericolo”, poi “limite 30” e infine la spiegazione, “manto dissestato”. Il declassamento “causa buche” Nel pieno dell’ inchiesta su appalti e tangenti, il declassamento della strada a “zona 30” causa buche – quindi una versione meno ambiziosa dei progetti sulla mobilità dolce nei centri abitati – resta l’ alternativa più immediata ed economica alla chiusura totale al traffico, per garantire un minimo di “sicurezza” a doppio senso: nei confronti dell’ automobilista, “avvisato del pericolo”, e del Comune, che davanti a una richiesta di risarcimento danni potrà almeno citare l’ attenuante del cartello. In via Schiavonetti, strada non secondaria come fa notare il comitato di quartiere Tor Vergata perché “rappresenta lo sbocco naturale per chi arriva dal Gra e dalla Roma-Napoli, che ora è interdetta in modo discriminatorio anche alle due ruote”, l’ emergenza buche si è complicata quando si è scoperto che la rete viaria, proprietà del Consorzio che l’ ha realizzata, non è stata acquisita al patrimonio comunale: in pratica nessuno ha stabilito chi deve occuparsene. Una “soluzione” diffusa La “soluzione” del limite 30, in ogni caso, è diffusa anche sull’ Appia Nuova: “Il cartello è spuntato assieme alle radici – indicano dal bar tra Ponte Lungo e Re di Roma – tutto transennato da mesi”. Poi: via Lemonia, viale dell’ Appio Claudio, limite di 20 o 30 chilometri orari per “pericolo radici sul sedime stradale”, viale dei Romanisti, Casilina, fino a via di Tor Bella Monaca. “Purtroppo siamo ridotti così, non possiamo fare nulla perché è scaduto l’ appalto con la ditta di manutenzione – hanno risposto ieri i vigili ad Annamaria Addante, dell’ Associazione inquilini Erp, che ha raccolto le segnalazioni di via di Torre Maura -. Non abbiamo più neanche le transenne…”. Dalla periferia al centro. Anche via Nazionale è ufficialmente una “strada dissestata”, mentre all’ ingresso della stazione Tiburtina i segnali di pericolo, dai tempi del cantiere, sono rimasti. Nei processi spesso funziona: Gianluca Di Ascenzo, avvocato del Codacons, spiega che “con questi cartelli passa il principio che andando piano l’ insidia poteva essere evitata e diventa più complicato ottenere il risarcimento del danno”.
 

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