15 Ottobre 2015

Buche infinite, le mazzette bloccano i lavori sulle strade

Buche infinite, le mazzette bloccano i lavori sulle strade
scoperto
un sistema di tangenti in comune sul business della manutenzione:
appalti fermi tutti gli interventi sono in mano a un cartello di imprese
e pilotati da funzionari conniventi

IL FOCUS La corruzione genera l’ incubo senza fine delle buche. C’ è un business che vale 30 milioni di euro, in cui prospera un gruppo ristretto di imprese; si specchiano l’ incapacità, la corruttibilità e la connivenza di chi dovrebbe scrivere gli appalti e controllare i lavori; affonda una capitale che propone strade dissestate come nella periferia di Santiago de Cuba durante el bloqueo: la Salaria come via Pinciana, i Parioli come la via della residenza dell’ Ambasciatore americano. Quel business si chiama manutenzione delle strade, buche, voragini. Una piaga che causa ogni anno decine di morti e resterà ben visibile agli occhi dei pellegrini di tutto il mondo durante l’ Anno Santo. IL FANGO «I funzionari erano padroni dei territori, le imprese sapevano con chi parlare, dell’ assessore se ne fregavano. Di tangenti, sulla manutenzione delle strade, si è sempre parlato» racconta un ex impiegato dell’ assessorato ai Lavori pubblici, che negli uffici in cui si decideva la sorte delle strade romane ha speso molti anni della sua vita. Quando ieri mattina è stata diffusa la notizia dell’ arresto di due imprenditori e un dirigente, non è rimasto sorpreso. «Non è cambiato nulla. Il problema è che le mazzette magari circolano anche in altri città, ma almeno lì poi le strade le riparano». Il grande business delle buche macina profitti sulla pelle dei romani con un risultato che tutti constatano ogni giorno: sono soldi buttati, volatilizzati, perché l’ asfalto è sbriciolato in ogni quartiere, perché chi va in moto rischia la vita ogni giorno, tanto che la procura ha aperto un’ inchiesta sugli incidenti. IL DISASTRO Il Titanic delle buche a Roma – 800 chilometri di grande viabilità che dipende dal Comune e 4.700 che spettano ai 15 Municipi – si racconta in due capitoli: la corruzione da una parte, per cui vincono sempre le stesse ditte, che nessuno controlla, anzi si controllano da sole, decidono loro quali buche chiudere e se conviene ancora farlo; dall’ altra c’ è la mancata manutenzione straordinaria e i lavori eseguiti malissimo per decenni: l’ importante era macinare soldi, poi si scopriva – come è capitato al sindaco Marino quando è andato all’ inaugurazione dei lavori sulla Nomentana – che sotto il vestito non c’ è niente, sotto lo strato di asfalto, il nulla. «Si è mai chiesto – dice Edoardo Bianchi, presidente di Acer, associazione dei costruttori romani – come mai l’ asfalto sul raccordo è sempre in buone condizioni e sulle strade comunali invece c’ è il disastro?». Anas fa la manutenzione. Comune e Municipi negli anni hanno sempre scelto la tecnica suicida degli interventi in emergenza, delle proroghe degli appalti, delle buche rattoppate. Ora bisognerebbe ripartire da zero, con un corposo piano di manutenzione straordinaria che costerebbe 250 milioni per 5 anni, vale a dire 1 miliardo e 250 milioni. «Questo sarebbe il vero ponte sullo Stretto da cui ripartire», dice Bianchi. LA BUSTA Invece, inseguendo l’ emergenza, Roma affonda per due spiccioli, duemila euro di mazzette prese da un funzionario per passare la lista – che dovrebbe essere segreta – delle imprese invitate a una gara ad alcuni imprenditori che così possono aggiustare l’ appalto. Il sistema di connessione tra imprese e alcuni funzionari è così radicato che continuano a circolare bustarelle malgrado tutti sappiano che l’ Autorità nazionale anti corruzione vigila sugli appalti di Roma Capitale; malgrado la procura della Repubblica guidata da Giuseppe Pignatone abbia dimostrato di essere assai attenta su ciò che succede in Comune; malgrado l’ assessore alla Legalità da qualche mese sia un mastino, il magistrato Alfonso Sabella. Malgrado tutto questo, il sistema è talmente solido che si pagano e si incassano bustarelle da duemila euro con la stessa facilità con cui si lascia un’ auto in doppia fila. SENZA VERIFICHE Ma quanto meno perché non si salvano le apparenze, perché non si tappano le buche? Eodardo Bianchi, presidente dell’ Acer, sul tema ha presentato un esposto alla Autorità anti corruzione di Cantone e un ricorso al Tar: «E’ fin troppo facile rispondere: a Roma l’ impresa che deve eseguire i lavori è anche lo stesso soggetto che deve eseguire i controlli. Ovvio che così non può funzionare. E’ urgente separare le figure del sorvegliante e dell’ esecutore dei lavori. L’ amministrazione comunale era d’ accordo con noi, ma a tutt’ oggi non è cambiato nulla». In due anni e mezzo anche la giunta Marino, che era partita con le migliori intenzioni, ha prima prorogato gli incarichi già assegnati, poi preparato le gare provvisorie con procedura negoziata, finite con gli arresti di oggi, il faro accesso dall’ Anac e la sospensione dei percorso. Morale? Da qui al 2016 si andrà avanti con altre proroghe, con la speranza di indire la famosa gara europea a marzo. Bianchi: «L’ anomalia di questo sistema, che si protrae da troppo tempo e che limita la concorrenza, sta creando le condizioni favorevoli a comportamenti al di fuori della legalità. Ci auguriamo che gli ultimi avvenimenti possano rappresentare l’ impulso definitivo per cambiare finalmente rotta». Resta il disastro quotidiano. Secondo Codacons, che ha presentato una denuncia dopo avere svolto dei prelievi, la percentuale del bitume usato sulle strade sottoposte a rifacimento era meno del 4 per cento rispetto al peso della miscela, mentre i limiti di accettazione stabiliti dall’ Anas vanno dal 4,5 al 6,1. La procura, in agosto, ha aperto un fascicolo sulle morte causate dalle buche killer in nove municipi: da gennaio e maggio 2015, sono stati 2.101 gli incidenti stradali causati dalle voragini. 14 al giorno, non di rado sono mortali. Intanto, c’ è chi ancora prende duemila euro per truccare un appalto. Mauro Evangelisti © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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