25 Marzo 2015

Buche, già in 500 per la class action Codacons

Buche, già in 500 per la class action Codacons

Motociclisti costretti a fare la gincana, automobilisti presi alla sprovvista dall’ asfalto sconnesso e costretti a cambiare le gomme della vettura, pedoni inciampati e finiti a terra. Le strade colabrodo della Capitale mietono vittime ogni giorno e, mentre proseguono gli interventi nell’ ambito del piano anti-buche messo a punto dall’ amministrazione capitolina, sono già 500 le adesioni arrivate alla “class action” lanciata dal Codacons per costituirsi parte offesa nel processo penale per chiedere risarcimenti danni subiti a causa del dissesto strade. Boom di iscrizioni, nelle settimane scorse, quando Roma è stata colpita dal maltempo. Le buche non risparmia nessun municipio, ma negli ultimi tempi le segnalazioni al Codacons arrivano soprattutto dal quadrante Sud-Est, Romanina e Tor Vergata in primis. Anche la Fondazione Ania per la sicurezza stradale monitora il problema delle strade pericolose dando voce ai cittadini grazie a una App gratuita per smartphone e tablet: basta scaricarla sul proprio dispositivo, posizionarsi in prossimità del “black point”, attivare l’ app e scattare una foto. Si invia così la segnalazione alla stessa Fondazione che a sua volta si rivolge agli enti proprietari della strada per richiedere un intervento. Gli avvertimenti riguardano strade dissestate, ma anche problemi alla segnaletica, al guard rail, scarsa illuminazione, incroci o curve pericolose. semafori spenti. Ma le voragini fanno la parte del leone: basti pensare che, secondo i più aggiornati dati della Fondazione Ania, su 5.287 “black point” segnalati la metà, 2.600, sono buche o strade dissestate. A Roma i “black point” sono 912, di cui 503 per buche.Le strade sulle quali, attraverso la App della Fondazione Ania, sono arrivate più lamentele sono la Collatina, via di Torrenova, via Palmiro Togliatti e via Tiburtina. E ancora via Tuscolana, via Nomentana, via di Salone, via Cristoforo Colombo e via degli Agrostemmi. E sul web blog o gruppi Facebook per dare voce al malcontento ma anche per facilitare il passaparola mettendo in allerta chi guida sulle vie da evitare e dove è meglio tenere alta la guardia.

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