Buche e strade dissestate: ora spunta il danno erariale
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fonte:
- Il Messaggero
LE INDAGINI Gli uffici del Campidoglio sommersi da cause civili di automobilisti e centauri, che chiedono di essere risarciti per i danni fisici o per quelli che macchine e motorini hanno subito viaggiando tra i crateri delle strade romane. E, dall’ altro lato, i bandi per rimettere finalmente in sesto l’ asfalto, scavato da buche grandi come voragini, rimasti fermi. Ora, la Corte dei conti sta calcolando quanto costi al Comune – e ai cittadini – la pessima manutenzione delle vie della Capitale. Il viceprocuratore regionale Ugo Montella ha aperto un’ inchiesta ipotizzando un danno erariale. Una stima precisa ancora non c’ è – ieri è stata data alla polizia giudiziaria una delega d’ indagine – ma la cifra si preannuncia da capogiro. LE CAUSE Le cause civili, solo nel 2017, sono state circa quattromila. Ma dall’ inizio di quest’ anno, soprattutto dopo l’ emergenza maltempo dei mesi scorsi, gli sportelli legali delle associazioni dei consumatori sono state prese d’ assalto da migliaia di cittadini decisi a chiedere al Comune un risarcimento. A metà marzo si contavano già 700 vertenze. I danni contestati possono essere meccanici – gomme forate, rottura di pneumatici e sospensioni – e medici – cadute da scooter, tamponamenti, dolori alla schiena -, ma anche personali, come ad esempio aver perduto aerei, treni o appuntamenti a causa degli incidenti e della chiusura delle strade. Basta pensare a quando, il 9 aprile, 50 macchine sono rimaste in panne per le buche che si sono aperte su via Salaria, una delle arterie principali della zona nord della città. Per non parlare di chi, come Elena Aubry, a causa di una caduta, ha perso la vita. Secondo una prima stima fatta dal Codacons, a metà marzo erano almeno 230mila leautoche avevanosubito danni, mentre circa80mila moto avevano avuto bisogno di interventi di riparazione e manutenzione straordinaria. APPALTI FERMI L’ altro versante dell’ inchiesta contabile – che in realtà è il fulcro del problema – riguarda gli appalti di manutenzione. O meglio: il ritardo nelle commesse. Ci sono bandi non ancora partiti e lavori rimasti fermi per mesi a causa di intoppi burocratici e cantieri paralizzati, nonostante quasi 100 milioni di euro già stanziati dal Comune. Nell’ ultimo anno, il dipartimento capitolino Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana ha avviato procedure d’ appalto per 149,5 milioni. Di questi, però, sono stati definitivamente assegnati lavori per appena 55 milioni. E poi ci sono le gare lente. Dal 2016 il Campidoglio ha messo in campo una task-force che ha portato un investimento da 90 milioni per 88 interventi, di cui solo 40 sono stati già conclusi. Il bando anti-voragini annunciato un anno fa, invece, non è ancora partito. La delibera per il varo della gara triennale da 12 lotti, del valore di 78 milioni di euro l’ anno, è ancora incastrata nelle maglie burocratiche del Consiglio comunale. A bloccare gli ingranaggi del sistema c’ è la difficoltà dell’ amministrazione capitolina nel mettere insieme le commissioni aggiudicatrici degli appalti, dopo che le recenti inchieste giudiziarie travolto funzionari e imprenditori. Una su tutte: l’ indagine sugli appalti pilotati in cambio di mazzette e sull’ uso di asfalto scadente che, nel 2015, aveva travolto dirigenti e funzionari del Campidoglio e gli imprenditori che avevano beneficiato del trattamento di favore. I funzionari corrotti, accusati di aver intascato tangenti per pilotare bandi da 14 milioni, oltre ad essere stati processati, sono anche finiti nel mirino dei magistrati contabili. Tradotto: rischiano di dover restituire al Comune l’ intero importo delle tangenti, cioè circa 450mila euro. Michela Allegri © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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