8 Aprile 2018

Buche e cartelli, ultimatum al sindaco

la diffida del codacons per segnalazioni illeggibili e voragini stradali: ” subito i lavori o denuncia al ministero”
Segnali stradali assenti o danneggiati, buche nell’ asfalto e marciapiedi sconnessi potrebbero avere i giorni contati. E se il Comune di Bari non provvede a rimettere in sesto le infrastrutture come vuole il Codice della strada, potrebbe essere il ministero dei Lavori pubblici a farlo. A spese del Comune, però, per un conto da circa 600mila euro, almeno secondo una stima (al ribasso) del Codacons cittadino. Ovvero della stessa associazione dei consumatori che venerdì mattina ha spedito una diffida al sindaco Antonio Decaro perché proprio viabilità, strisce e cartelli stradali siano rimessi a nuovo entro 15 giorni dall’ arrivo della raccomandata. Con un’ avvertenza. Anzi due, stando al tenore della lettera firmata dai due legali dell’ associazione, Dario Durso e Antonio Maria Scalioti. La prima: « Se non sarà dato seguito alla nostra richiesta denunceremo l’ ente al ministero». La seconda: «La presente – si legge nella lettera – viene inviata anche agli effetti dell’ articolo 328 del codice penale ». Ed ecco come la questione potrebbe finire sul tavolo della procura di Bari per « omissione di atti d’ ufficio». Di certo i due legali promettono battaglia, anche perché già il 20 luglio 2016 avevano avanzato una prima diffida al Comune. Stesso tenore, identiche richieste, ma nessun riscontro da Palazzo di città. Allora gli ispettori del Codacons avevano battuto la città quartiere per quartiere e stilato un report con l’ indicazione delle criticità rilevate: 331 i cartelli malmessi e 366 i segnali orizzontali – le cosiddette strisce – non a norma. Senza contare, sempre secondo il dossier del 2016, quei 459 cassonetti dell’ Amiu disposti male. Il che vuol dire sulle strisce pedonali, alla fermata del bus, sugli stalli per la sosta delle auto o sui marciapiedi. Non come vuole la legge: « I cassonetti per la raccolta, anche differenziata, dei rifiuti solidi urbani, di qualsiasi tipo – rimarcano dal Codacons – devono essere collocati in genere fuori dalla carreggiata, in modo da non arrecare pericolo o intralcio alla circolazione». Ora, che siano cartelli, strisce o cassonetti, le maggiori criticità sono state registrate nei quartieri periferici di San Pasquale, Mungivacca, Japigia, Libertà, Marconi, Fesca e San Girolamo. Poggiofranco, Picone e il Murattiano sarebbero state le “isole felici”, per molti versi. E lo sarebbero ancora oggi. «Comunque – sostiene l’ avvocato Durso – rispetto al 2016 la situazione è cambiata di poco, migliorando soprattutto a Poggiofranco e a San Pasquale. Qui, nella zona di San Marcello, hanno realizzato nuove rotatorie e piste ciclabili. Più in generale – prosegue – diciamo che la situazione è migliorata di un 10- 20 per cento al massimo, ma c’ è ancora molto da fare». Tanto che, come si legge ancora nell’ ultima diffida, « sono molteplici le segnalazioni degli utenti arrivate all’ associazione per la situazione di degrado perdurante ormai da anni». E, dice il Codacons, variazioni di poco conto si sono appuntate anche in materia di buche e marciapiedi sconnessi. Gli ultimi dati disponibili restano quelli del 2016, quando, perlustrando tutta la città, gli ispettori dell’ associazione avevano censito 149 « interi tratti stradali o singoli punti da ripristinare » . Non solo buche, ma anche «lacune nella pavimentazione o depressioni che rendono il piano viario irregolare e non più sicuro». Sul punto, i quartieri più svantaggiati sembrano essere San Pasquale e Mungivacca, con 36 tratti critici fra strade e marciapiedi, seguiti da Carrassi ( 23), Japigia ( 20) e poi da Fesca- San Girolamo e Poggiofranco, con i loro 17 punti critici. «È chiaro che spetta al Comune provvedere, perché è l’ ente proprietario delle strade » , puntualizza Durso. Che dal conto di Palazzo di città esclude le somme da pagare a titolo di risarcimento dei danni causati dalla cattiva manutenzione di strade, marciapiedi e segnali. « Non si possono quantificare, perché variano caso per caso. Però la giurisprudenza recente considera quei danni come derivanti dalla colpa del custode. Il che non è cosa di poco conto, perché – conclude il legale – la colpa della pubblica amministrazione è presunta ». E se oggi il Codacons sembra non voler mollare la presa sul Comune, con una marcatura stretta a suon di carte bollate, i legali spiegano perché. « Lo facciamo in nome della sicurezza stradale e dell’ incolumità pubblica». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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