18 giugno 2017

Buche, il Codacons: “Il problema è rimasto”

 

Le buche restano un’ emergenza nella Capitale: sono bastati due anni per cancellare gli effetti del famigerato “piano buche” di Marino. Quello che – stando agli annunci – doveva durare nel tempo, e rifare il manto stradale “in modo che le buche non si ricreino”. È la realtà che emerge dal reportage realizzato dal Codacons, che ha svolto un controllo sulle strade della Capitale visitando le zone individuate dall’ amministrazione dell’ epoca per i lavori di manutenzione straordinaria. Ieri e oggi. “Gli interventi non saranno fatti con la solita pennellata di catrame”: correva l’ anno 2015, e le parole dell’ allora sindaco Ignazio Marino facevano sperare in un futuro migliore per le strade della Capitale. “Roma riparte”, annunciava addirittura l’ allora sindaco di Roma, seguito a ruota da giornali e TV che, all’ epoca, presentarono in pompa magna il progetto. Il piano antibuche doveva portare al risanamento del 5% delle strade di grande viabilità entro marzo 2015, e del 15% entro l’ estate dello stesso anno. “Doveva, appunto. E invece, a distanza di appena 2 anni, basta seguire la mappa dei lavori per scoprire l’ acqua calda – denuncia il Codacons – Dalla Casilina alla Palmiro Togliatti, passando da via di Tor Cervara, Via Nomentana, Viale Etiopia, Lungotevere Flaminio, Viale Tizano, Viale Castro Pretorio, Viale Aventino, Via Labicana, tutte strade interessate dal progetto di rifacimento dell’ asfalto, del “piano buche” non c’ è proprio traccia. Ci sono alcune eccezioni certo, specialmente nelle zone centrali della città: ma sono così isolate che si contano sulle dita di una mano. Per il resto, lo scenario è quello abituale: buche, voragini, e pavimentazione dissestata che punteggiano l’ asfalto come accade in tutti gli altri quartieri di Roma; nulla – o quasi – differenzia queste zone da tutte le altre, e i romani continuano a traballare (quando va bene) o a rischiare la propria incolumità (quando va male) proprio come accadeva prima.