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25 Giugno 2019

Buche, Codacons battuto dai legali del Campidoglio

in appello il Codacons perde la “guerra delle buche”. Venerdì scorso il giudice di secondo grado della Capitale ha respinto, come aveva già fatto il Tribunale, le pretese dell’ associazione di consumatori, secondo la quale il Comune di Roma avrebbe dovuto risarcire tutti gli aderenti alla propria class action a prescindere dal fatto che ciascuno di loro fosse o meno vittima di un accidente provocato dal manto stradale malmesso. Niente da fare: secondo la prima sezione della Corte d’ appello non si può essere risarciti per il semplice fatto di «dover camminare con gli occhi fissi sul marciapiede», circostanza reclamata dal Codacons come meritevole di un ristoro collettivo. Tra le ragioni individuate dai magistrati compaiono anche quelle che l’ avvocatura interna del Comune aveva richiamato nella propria memoria difensiva. Ragioni tecniche che si rifanno a pronunce della Suprema corte. Così efficaci che l’ associazione di consumatori presieduta da Carlo Rienzi aveva duramente criticato gli stessi legali dell’ Amministrazione: «Dovevano concordare la difesa con il Sindaco». Tradotto: non dovevano essere così puntuali nell’ esercitare il loro mandato ma, come dire, un po’ cedevoli. Come chi oppone blande resistenze a un corteggiatore, col deliberato e fine di lasciarsi, in realtà, conquistare. Un’ idea davvero singolare del ruolo dell’ avvocato, come fa notare il comunicato diffuso dall’ Unaep, l’ associazione avvocati pubblici in servizio per Regioni, Comuni e altri enti: «Come già dichiarato in relazione alla precedente azione mossa dal Codacons, si è deciso di sottoporre alla gogna mediatica l’ avvocatura capitolina semplicemente per aver difeso in modo corretto l’ ente di appartenenza», dichiarano in particolare Antonella Trentini e Andrea Magnanelli, presidente e vicepresidente di Unaep. «Un’ iniziativa che l’ ordinanza della Corte d’ Appello di Roma sconfessa, confermando la correttezza dell’ operato degli avvocati pubblici, i quali, nella memoria difensiva, non hanno fatto altro che riportare consolidatissimi principi espressi a più riprese dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia di concorso di colpa del danneggiato ex articolo 1227 del codice civile nelle controversie risarcitorie da circolazione stradale. Gli avvocati della pubblica amministrazione hanno il dovere di difendere l’ Ente per il quale lavorano e non è accettabile tradurre il loro operato professionale in un posizionamento ideologico o politico relativamente alle materie che trattano». Una verità in apparenza scontata, e che invece ha avuto bisogno di due gradi di giudizio per affermarsi.

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