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29 Marzo 2018

Brusca frenata dell’ industria Fatturato in discesa del 2,8%

MILANO – «Tale flessione non deve ancora allarmarci, vi sono comunque alcuni segnali favorevoli». A gettare acqua sul fuoco in merito alla battuta d’ arresto segnata a gennaio dal fatturato dell’ indu stria italiana – per la prima volta in arretramento dopo tre mesi di progresso – è Lucio Poma, responsabile scientifico dell’ Area Industria e Innovazione di Nomisma. Oltre alla discesa del 2,8% su base mensile del giro d’ affari, l’ Istat ha rilevato anche un -4,5% per quanto riguarda gli ordinativi. Calo che però, osserva l’ analista, è da imputare principalmente alla componente interna (-6,4%), mentre quella esterna ha visto gli ordini diminuire solo del l’ 1,9%, con le imprese export -oriented che di conseguenza hanno sofferto meno il cambio di segno. «Inoltre, rispetto allo stesso mese del 2017, il fatturato cresce del 5,3% e gli ordinativi del 9,6%, segnalando che la crescita è ancora robusta», osserva Poma, prospettando «un mercato che va regolarizzandosi aiutando le imprese a programmare i loro piani di produzione annuali». Lo stesso istituto di statistica osserva d’ altra parte come la dinamica resti positiva se si guarda agli ultimi tre mesi, con il fatturato che è cresciuto del 2,1% e gli ordinativi dell’ 1,7% rispetto al trimestre precedente. Se nel confronto con il gennaio di un anno fa sono evidenti i passi indietro del settore auto, col fatturato che flette dell’ 11% e gli ordinativi del l’ 1,4%, a sorridere è invece l’ alimentare, che ha visto i ricavi crescere del 6,2%, in scia a un 2017 nel quale la spesa a tavola degli italiani è tornata ad aumentare del 3,2% dopo cinque anni a segno negativo, secondo le elaborazioni di Coldiretti. Non tutte le spese, però, vanno aumentando. «A pesare sull’ andamento dell’ industria italiana – sottolinea Carlo Rienzi, presidente del Codacons – è senza dubbio il trend negativo dei consumi, che proprio a gennaio hanno visto le vendite calare nel nostro Paese dello 0,8% su base annua e dello 0,5% su mese. Ecco perché desta particolare preoccupazione la forte diminuzione registrata dall’ Istat per i beni di consumo durevoli che a gennaio, rispetto al mese precedente, scendono addirittura del 3,8%». Una preoccupazione condivisa anche da Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale consumatori. «Fino ache le famiglie italiane non acquistano o acquistano lo stretto necessario, le imprese non vendono», sintetizza in una nota, concludendo che «è la domanda interna il problema delle industrie italiane».

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