26 Gennaio 2020

«Bruciavo lo stipendio, non fate come me»

il racconto di nadia: «una volta vinsi 10mila euro e mi illusi che sarei diventata ricca. ho perso tutto, la mia famiglia mi ha salvato»
di Valentina Reggiani MODENA «In tre giorni mi giocavo lo stipendio. Quando ho capito che non sarei mai riuscita a far fronte ai debiti, ho chiesto l’ ennesimo prestito: ottantamila euro alla banca. Dinanzi al rifiuto, per la vergogna ho tentato il suicidio. Ho capito di aver sbagliato e vorrei attraverso la mia storia lanciare un messaggio: il gioco ti toglie tutto, anche l’ anima». Nadia Lerussi, aiuto cuoca di Formigine, in provincia di Modena e residente nel reggiano, a Cerredolo, ex ludopatica ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto per raccontarsi. Una sorta di ‘redenzione’ attraverso la quale intende anche chiedere scusa alla propria famiglia. Di recente si è rivolta al Codacons che, attraverso il vice presidente regionale Fabio Galli, sta valutando se vi sia lo spazio per utilizzare la cosiddetta legge ‘Salva suicidi’, che permette ai debitori di dilazionare i debiti, accordandosi con i creditori. Qual’ è la sua situazione oggi? «Sto seguendo un percorso per guarire e, insieme all’ associazione, stiamo preparando un’ istanza per dimostrare al giudice che sono pentita ma ho bisogno di aiuto: guadagno 800 euro e devo onorare una rata mensile che supera i cinquecento. Quello che ho fatto mi è servito di lezione: so di aver sbagliato». Come ha iniziato a giocare? «È successo gradualmente. Già quindici anni fa, dopo il lavoro, compravo qualche gratta e vinci. Nel 2014 mio marito però si è trovato in forte difficoltà economica e ho chiesto cinquemila euro alla banca per far fronte alle spese: dovevo aiutare le mie figlie. Poi, però, ho iniziato a lavorare in una gelateria dove il titolare vendeva anche Gratta e Vinci… e i soldi in poco tempo sono spariti». È diventata dipendente? «Quasi subito: prendevo i biglietti e li segnavo sul libretto delle ore, così il titolare li scalava dallo stipendio. Poi tutto è precipitato: ho vinto diecimila euro con un biglietto da cinque e in quel momento è iniziata la mia caduta all’ inferno…». Perché? «L’ illusione di poter vincere ancora: guadagnavo meno di mille euro al mese e ne spendevo oltre trecento al giorno. Anche perchè avevo pure iniziato a giocare al lotto. In sei anni avrò bruciato al gioco quasi 50mila euro e, per cercare di rimediare, ho iniziato a chiedere prestiti e a usare i soldi dell’ assicurazione sulla vita. Ma ogni volta che sul conto arrivava denaro, io lo spendevo». Cosa provava? «Era una droga: dentro di me sentivo che sarei diventata ricca. Per anni sono riuscita a nascondere tutto alla mia famiglia a suon di prestiti. Un anno fa mi hanno consegnato la carta di credito ed è stata la fine: finivo il plafond di 1500 euro in due giorni». Quando si è resa conto che la situazione era ingestibile? «Lo scorso anno sono iniziate le chiamate dal recupero crediti. Chiedevo prestiti a tutti e inventavo scuse. A mia figlia raccontavo di aver preso multe. Poi hanno iniziato a staccare le utenze. Quando mi sono resa conto che non ne sarei uscita ho bussato all’ ennesima banca per chiedere l’ ennesimo prestito…». Glielo hanno concesso? «Fortunatamente no; anche perchè mi servivano 80mila euro. Ho tentato di uccidermi ma la mia famiglia mi ha salvato. Ho capito il dolore che stavo causando a tutti». L’ hanno perdonata? «Non completamente: so che hanno ragione ma spero tanto che capiscano. So di aver sbagliato e sono in cura per uscirne». La tentazione è più tornata? «A inizio mese; avevo sei euro in tasca e ho pensato di comprare un gratta e vinci. Poi ho girato le spalle alla tabaccheria e li ho spesi per accendere un cero davanti alla Madonna. Non voglio più deludere nessuno: amici e parenti mi hanno prestato tutti denaro per aiutarmi a ‘risalire’. Ora spero che il giudice mi creda e mi dia fiducia: il gioco può arrivare ad ucciderti». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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