5 Giugno 2002

«Brevetti troppo lunghi»

Farmaci – L`Antitrust chiede tempi di protezione più brevi per aumentare la concorrenza e ridurre la spesa pubblica


«Brevetti troppo lunghi»

Ma le commissioni Bilancio e Finanze del Senato votano la norma senza modifiche



ROMA – La lunga vita assicurata in Italia ai brevetti dei farmaci danneggia la concorrenza e rischia di mandare in fumo 1,8 miliardi di euro di risparmi per le casse pubbliche. O, quanto meno, rischia di rinviare alle calende greche un recupero di spesa preziossimo «per il Ssn e per i consumatori». L`Antitrust chiede a Governo e Camere di aprire le porte ai generici e di ridurre subito, in linea con la Ue, la protezione brevettuale dei farmaci. Un invito a cambiare il Decreto legge 63 taglia-deficit, che però il Parlamento non sembra intenzionato ad accogliere: nessuna modifica è allo studio sul decreto, che per il ministro dell`Economia è «blindato». Anche per ragioni di tempo: il Dl (che sarà votato dall`aula del Senato la prossima settimana) scade il 16 giugno e qualsiasi emendamento richiederebbe una seconda navetta verso la Camera sul filo della decadenza. L`intervento dell`Authority – una lettera di segnalazione a Palazzo Chigi, ai ministri di Economia e Salute, ai presidenti di Camera e Senato e alle Regioni – è giunto ieri a Parlamento e Governo. Proprio quando il Dl era all`esame delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato. Senza però trovare ascolto: le commissioni hanno votato l`articolo contestato senza apportarvi alcuna modifica: «In questa fase – ha detto il sottosegretario Teresa Armosino – la norma rimane tale». Proprio dalle modifiche introdotte dalla Camera prende spunto l`Antitrust. A fronte dell`attuale durata del certificato di protezione complementare, il testo originario del Dl fissava un riallineamento veloce ai tempi europei: un taglio dei brevetti di un anno nel 2002 e di due anni per ogni anno solare successivo. La modifica votata dalla Camera, invece, ha nuovamente allentato i tempi: sei mesi per ogni anno solare. E solo a partire dal 2004. «Una soluzione – dice l`Antitrust – che determina significative distorsioni della concorrenza e ricadute negative dal punto di vista dei possibili risparmi di finanza pubblica». Per tre ragioni: la barriera allo sviluppo dei generici; la conservazione di prezzi più elevati; i freni alla crescita dell`industria chimica di base, che non può produrre le molecole neppure per l`export verso i Paesi senza protezione brevettuale. Un mercato, quello dei principi attivi tutelati dalla protezione brevettuale, che secondo Assogenerici (l`associazione delle imprese di settore) vale circa 3,5 miliardi ?. E con risparmi quantificati a regime in 1,8 miliardi. Risparmi che però, dopo le modifiche, arriveranno soltanto dal 2009 (con «timidi effetti solo dal 2007»), anziché già dal 2005 (e con esiti sicuri fin dal 2003), come sarebbe col testo originario. L`intervento dell`Antitrust ha scatenato le reazioni delle parti. Aperta «soddisfazione» di Assogenerici: «La dilatazione abnorme del mercato protetto in Italia ha garantito situazioni di monopolio che hanno spinto numerose imprese a privilegiare gli investimenti in marketing anziché in innovazione», è stato l`atto d`accusa dei genericisti. Che hanno contestato l`equivalenza tra maggior durata dei brevetti e investimenti in R&S e hanno fatto rilevare i tagli dei prezzi fino al 69,3% fatti segnare da settembre con il via libero ai farmaci generici. Del tutto opposto il parere di Farmindustria: la protezione brevettuale in Italia è nata «per limitare temporaneamente la concorrenza al fine superiore di favorire lo sviluppo tecnologico». E i tagli a brevetti e prezzi già danneggiano i programmi delle imprese, ribatte Farmindustria. Che aggiunge: puntare sui generici per ridurre la spesa pubblica significa volere una «competizione sui costi» anziché «sull`innovazione tecnologica», con un fiato di medio e lungo periodo. Intanto il Codacons sollecitava un intervento pro-generici di Ciampi per cancellare «il regalo fatto ai farmacisti». Che, a loro volta, negavano di aver ricevuto regali: «Siamo per i generici», ha replicato Federfarma. Chissà Tremonti, ma anche Sirchia, che ne pensano.

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