Bpvi spa, l’ azione di responsabilità non passa
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fonte:
- Corriere del Veneto
il sì alla causa non
va oltre il 38% del capitale, astensioni decisive. ma il voto manda
comunque un segnale al cda polemica sugli emolumenti ai vertici: in un
2015 «nero» 3,7 milioni di euro al cda e dieci per i manager
VICENZA Popolare di Vicenza, non passa l’ azione di responsabilità alla vecchia gestione. Sì al bilancio 2015 con l’ 89% del capitale, no alla causa sulle responsabilità dell’ èra Zonin con il 62%. Con un monito chiaro, nell’ assemblea dei soci ieri in Fiera a Vicenza, alla vecchia guardia che siede in cda sulla richiesta di difesa da parte dell’ amministratore delegato Francesco Iorio e del presidente Stefano Dolcetta. Perché decisivi per consiglieri, direttore generale e sindaci entrati prima del gennaio 2015 sono stati i 1.357 astenuti (contati tra loro anche chi non votava) con il 43% del capitale, che con i 169 contrari e il 18%, ha limitato il sì dei 1.346 soci al 38%. Con un primo effetto visibile della spa – in un’ assemblea dove c’ era il 10% del capitale per decidere, senza ancora una volta i volti noti dei politici o degli imprenditori -, che ha risolto il voto, nonostante i fischi e la rabbia. Il risultato è giunto alle 14.10, dopo 50 minuti per votare e attendere l’ esito. Servito a mostrare il solco tra Dolcetta e Iorio, al tavolo sul palco della sala Palladio, e la parte del cda dell’ era Zonin – schierato in prima fila in platea, non al tavolone storico delle riunioni del passato. Presente, a differenza di tre settimane fa, quasi al completo. Ma la censura ha unito tutto su stipendi e incentivi. Dolcetta apre i lavori alle 9, con 1.065 azionisti e l’ 8% del capitale. Conferma che il cda resterà fino all’ assemblea del 4 giugno, che eleggerà il nuovo, espressione dell’ assetto che uscirà dall’ aumento di capitale. Poi Iorio ricapitola il bilancio 2015: gli 1,1 miliardi di capitale finanziato, «una prassi assai diffusa», i fondi lussemburghesi Optimum e Athena, per compravendere azioni fino al 28 febbraio 2015: la banca ha investito 350 milioni, già svalutati per 142. Iorio cerca i numeri per una ripartenza. Come sulla raccolta: dei 7,4 miliardi persi sui clienti retail, solo 1,1 è da conti azzerati, i restanti 6,3 sono di clienti che han dimezzato i depositi. «C’ è spazio di recupero», sostiene il manager. Che poi annuncia per dopo l’ aumento di capitale i tavoli con i consumatori sulle azioni e risponde su Unicredit e le notizie secondo cui la banca che ha garantito l’ aumento da 1,5 miliardi avrebbe chiesto aiuto alla Cassa depositi e prestiti, temendo un’ operazione non di successo. «Credo che Unicredit terrà fede a quel che è stato concordato – ha detto il manager -. Sappiamo tutti che le condizioni di mercato sono tutt’ altro che favorevoli». E sul prezzo di Borsa la «forchetta» si avrà all’ inizio di aprile. La svolta in assemblea arriva alle 11, nel mezzo dei 48 interventi degli azionisti: hanno già chiesto l’ azione di responsabilità. Dolcetta ricorda che la proposta va limitata ai fatti del bilancio 2015, «con proposte circostanziate e l’ indicazione degli amministratori verso cui procedere». Sembra un assist. La proposta arriva da Renato Bertelle, l’ avvocato in prima linea con i piccoli soci, che identifica 7 punti per un danno di 1,8 miliardi ed è integrata da Ignazio Conte di Codacons. Alle 12,20 Dolcetta sospende, per valutare l’ ammissibilità; alle 13,15 mette ai voti una proposta di sintesi che dà mandato al nuovo cda di valutare le condotte specifiche, autorizzando anche la costituzione di parte civile sulle indagini in corso. Dolcetta tenta di dire che, visto l’ aumento di capitale che ha bisogno di tranquillità, sarebbe meglio lasciare la partita al nuovo cda. Ma poi si vota. Un’ ora dopo l’ esito: dall’ urna esce il no, tra la rabbia di chi interviene. Parla di «macchina cinica di fronte al Vajont del risparmio» Pasquale Conte del Codacons. «Il drago c’ è ancora. Ma non finirà qui», aggiunge Bertelle. E «decisione folle» la definisce il sottosegretario all’ Economia, Enrico Zanetti. Ma la partita non è ancora finita. Ci sono da approvare le politiche di remunerazione (passate poi con il 72%). Un milione per l’ ex presidente Gianni Zonin, in un cda costato – nel 2015 – 3,7 milioni; 4 milioni per l’ uscita dell’ ex Ad Samuele Sorato, di cui 2 già pagati, e buonuscite per 5,2 milioni a 5 dirigenti; e poi bonus d’ entrata per 2,6 milioni per i 6 dirigenti della squadra di Iorio, di cui 1,8 milioni proprio all’ Ad, che in sette mesi ne ha incassati 2,7. I dirigenti uscenti ed entranti sono costati 10 milioni. «Vergogna», ha detto Giuliano Xausa della Fabi, ricordando che i dipendenti non vedono il premio produttività da 5 anni. Iorio ha giustificato il suo compenso con la rinuncia a bonus già maturati, la firma di un patto di fidelizzazione e l’ addio all’ incarico di dg di Ubi Banca per «una sfida importante ma rischiosa».
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