2 Novembre 2019

Bottiglie, tappi e tetrapak: così la tassa contro il monouso Il prelievo? Un euro al chilo

credito d’ imposta del 10% per macchinari e formazione il tetto del bonus per le aziende è fissato a quota 20 mila
Basta entrare in qualsiasi supermercato e osservare gli scaffali: vaschette, buste, bustine, plastica ovunque che ora sarà tassata di più. È così infatti che il governo vuole disincentivare la produzione e il consumo della plastica monouso, introducendo un euro di imposta al chilo. La cosiddetta «plastic tax» riguarderà bottiglie, buste per l’ insalata, vaschette per alimenti (in polietilene), tappi, contenitori in tetrapak del latte o del vino ma anche imballaggi di «polistirolo espanso, rotoli in plastica pluriball e le pellicole e film in plastica estensibili». Escluse le siringhe che rientrano invece tra i dispositivi medici. Ma l’ ultima versione della relazione illustrativa, che accompagna la manovra, oltre a confermare la tassa, introduce anche incentivi per le aziende coinvolte: un credito d’ imposta del 10% sulle spese sostenute (dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020) «per l’ adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione» fino a un massimo di 20 mila euro. Credito che viene esteso anche per le spese di formazione del personale, nell’ ottica, così come vorrebbe il governo, di una riconversione sostenibile del ciclo produttivo. Resta fuori dalla tassazione tutto il compostabile su cui aveva insistito nei giorni scorsi anche il ministro dell’ Ambiente Sergio Costa. La plastica è un’ emergenza ambientale globale: dal 1947 al 2017 sono state prodotte 8.3 miliardi di tonnellate di plastica; il 30% è ancora in uso, ma il rimanente 70% è finito in buona parte in discarica (50%), inceneritore (10%) e solo il 7% a riciclo. Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo, l’ equivalente di 33.800 bottigliette gettate in mare ogni minuto. E secondo il Wwf, se i Paesi non adotteranno soluzioni concrete ed efficaci, entro il 2050 l’ inquinamento nell’ area mediterranea quadruplicherà. L’ Europa ha decretato il bando al monouso, riconosciuto primo responsabile dell’ inquinamento mondiale, a partire dal 2021. E molti sono i Paesi che stanno prendendo provvedimenti in questa direzione: la Tanzania ha vietato da quest’ anno l’ introduzione e la produzione di sacchetti di plastica di qualsiasi spessore, mentre sono già due anni che è stata bandita in Costa Rica la plastica monodose. In Italia la «plastic tax» ha agitato nei giorni scorsi tutte le associazioni di categoria. Definita «iniqua e insensata» da Federchimica, «che non incentiva – hanno aggiunto i sindacati – gli investimenti per la riconversione industriale o la spinta al riciclo/riuso e all’ economia circolare». Ma basta pensare che da sole, le aziende di beverage di tutto il mondo producono ogni anno oltre 500 milioni di bottiglie di plastica «usa e getta». Senza considerare che negli ultimi anni le materie plastiche hanno sostituito progressivamente tutte le altre: il vetro, i metalli, la carta, il legno tanto da far diventare i contenitori in plastica praticamente onnipresenti con una diffusione, nel settore alimentare, ben visibile sugli scaffali della grande distribuzione dove non c’ è alimento non confezionato con materie plastiche. Tante sono monouso, che una volta usate, vengono buttate perché non concepite, progettate e immesse sul mercato per compiere, durante il loro ciclo di vita, molteplici trasferimenti e per essere nuovamente usate con la stessa finalità per la quale sono stati ideate. Da qui la scelta del governo che agita non solo le aziende ma anche le associazioni dei consumatori, perché il dubbio, come al solito, è che i nuovi costi siano «scaricati» direttamente sulle famiglie. Come? Con gli aumenti dei prezzi con cui le famiglie rischiano, secondo Federconsumatori, di spendere fino a 138 euro in più all’ anno. Secondo i calcoli del Codacons la «stangata» può arrivare a 165 euro, considerando anche lo stop, sempre in chiave «ecologista», alle agevolazioni sul gasolio per l’ autotrasporto anche agli euro 3.
corinna de cesare

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