È boom di mutui casa: +82%
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fonte:
- Avvenire
abi: nel 2015 cresciuti anche i prestiti alle imprese
MILANO Per capire se è davvero finita l’ epoca buia del credit crunch serviranno ulteriori conferme che trasformino l’ attuale inversione di rotta in un trend positivo. Ma intanto, dopo otto lunghi anni di rubinetti chiusi – o al massimo aperti col contagocce -, le banche finalmente allentano la stretta del credito alle famiglie e alle imprese. Nei primi sette mesi del 2015, infatti, sono stati concessi mutui alle famiglie per 26,6 miliardi per l’ acquisto di immobili, con un aumento dell’ 82% rispetto ai 14,6 dello stesso periodo del 2014. I dati diffusi dall’ Abi (Associazione bancaria italiana) rappresentano uno degli effetti più evidenti sull’ economia reale dalla fine della recessione e il contemporaneo inizio della (seppur debole) ripresa italiana. Ed è anche un elemento che testimonia il graduale ritorno a un clima di fiducia. Per ritrovare un numero simile, bisogna tornare indietro di quattro anni, quando nel periodo gennaio-luglio 2011 si era arrivati a 26,9 miliardi. La risalita delle richieste di prestiti da parte di cittadini che comprano casa e di aziende desiderose di risorse per tornare a investire è dovuta soprattutto ai tassi di interesse ai minimi. Le compravendite del mattone, secondo le rilevazioni Istat riferite al primo trimestre 2015, ristagnerebbero ancora (-3,5% per i trasferimenti di immobili ad uso abitazione ed accessori) ma aumenta – spiegano all’ Abi – sia la percentuale di acquisti fatti con un finanziamento bancario sia la percentuale di mutuo sul valore dell’ immobile. In quei 26,6 miliardi sono comprese le cosiddette «surroghe», ovvero il cambiamento del contratto di mutuo con condizioni migliori sotto il profilo dei tassi. «Questi ultimi da inizio anno sono diminuiti molto – commenta il vice direttore dell’ Associazione bancaria, Gianfranco Torriero -. E ciò è un incentivo all’ indebitamento bancario anche se c’ è liquidità». Torriero sottolinea, inoltre, come la quota delle abitazioni comprate tramite finanziamento sia passata dal 62,9% del secondo trimestre 2014 al 66,8% del secondo trimestre 2015 (sondaggio congiunturale Bankitalia). Contemporaneamente, sempre grazie al calo dei costi delle rate, è salita la quota di prestito medio sul valore dell’ immobile (dal 62,1% al 65,3%). I tassi nell’ ultimo anno sono scesi di oltre un punto, con contratti con le migliori condizioni del mercato stipulati al 2,50% per il tasso fisso e 1,40% per il tasso variabile. Passando dalle famiglie alle realtà produttive l’ andamento non cambia. Sulla base di un campione rappresentativo di banche (78 istituti che rappresentano circa l’ 80% del mercato), emerge come come i finanziamenti alle imprese abbiano segnato nei primi sette mesi del 2015 un incremento del 16% sullo stesso periodo dell’ anno precedente e come le nuove operazioni di credito al consumo abbiano avuto una crescita del 24,3%. Le reazioni, però, sono diverse. Non tutti credono che i dati indichino una vera svolta. «Sono numeri incompatibili con quelli ufficiali ed effettivi della Banca d’ Italia», osserva l’ Unione nazionale consumatori. «È una vittoria di Pirro – accusa il Codacons -, visto che i prestiti bancari alle imprese sono diminuiti di 89 miliardi di euro (-8,9%) da agosto 2011 all’ estate scorsa ». La società Immobiliare.it parla di «un andamento lievemente positivo, ma considerando che nel calcolo rientrano pure le surroghe si assiste a un aumento dell’ ammontare dei mutui e non del loro numero». Una delle principali aziende del settore immobiliare come Gabetti, infine, legge nei dati Abi la conferma di «un piccolo miglioramento, anche se la strada della ripresa resta in salita». RIPRODUZIONE RISERVATA.
luca mazza
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