Bonus viaggi via posta, c’ è l’ inganno
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
Più che di una ricevuta di ritorno si è trattato di una cartolina con brutta sorpresa incorporata. Una vicenda che vede nel ruolo di inconsapevoli protagonisti diverse persone a cui durante il periodo natalizio dell’ anno scorso, oltre ai biglietti augurali, sono state recapitate delle raccomandate con annesse spiacevoli conseguenze. Il caso «La prima tappa dell’ incresciosa vicenda risale al 24 dicembre scorso – spiega uno dei malcapitati, un medico legale –, quando mi è stata recapitata una raccomandata con ricevuta di ritorno contenente alcuni depliant informativi, un pacchetto di buoni vacanza (da me non richiesti) e una lettera nella quale, ma questo l’ ho scoperto purtroppo solo nei mesi successivi, era riportato tra l’ altro in caratteri microscopici che, nel caso io non avessi accettato i buoni vacanza, avrei dovuti restituirli entro dieci giorni. Non essendo interessato alla cosa (e non avendo notato la scritta ultra-minuscola), ho cestinato il tutto». Dopo cinque mesi la brutta sorpresa. «Il 20 maggio scorso – prosegue il medico – mi sono visto consegnare un primo sollecito da parte della società proponente i buoni vacanza, con il quale mi si chiedevano 250 euro di spese per i buoni vacanza che, a loro dire, io avevo sottoscritto (era allegata come prova la copia della ricevuta della raccomandata da me firmata). Poi, il 27 giugno, una nuova comunicazione da parte dell’ ufficio recupero crediti, con la richiesta questa volta salita a 350 euro. Al di là dell’ antipatica situazione venutasi a creare per il contenzioso legale che si è aperto – evidenzia il medico –, sono molto amareggiato per una vicenda che ho il forte sospetto sia nata già con il proposito da parte della società di "raggirare" in qualche modo la gente a cui si è inviata la documentazione. Al di là dell’ uso poco chiaro delle frasi microscopiche, quando uno vuole ritirare una A/R deve obbligatoriamente firmare la ricevuta». Sospetti avanzati da una collega del medico, anche lei alle prese con lo stesso problema. L’ associazione «Siamo di fronte all’ ennesima trovata da parte di soggetti che cercano in tutti i modi (e non aggiungo altro) di farsi consegnare del denaro dalla gente – tuona Giovanni Cotti, segretario dell’ Unione bergamasca consumatori (Ubc) con sede in via Tasso 82 –. In questo caso cercando addirittura di far passare la firma che il destinatario della raccomandata deve apporre obbligatoriamente sulla ricevuta al momento della consegna, come se si trattasse di quella fatta nel momento in cui si sottoscrive un contratto di acquisto: una similitudine talmente balorda che si commenta da sola. Sospettiamo – osserva Cotti – che di situazioni simili a quelle vissute dai due medici ce ne siano in giro parecchie: in una sola giornata, infatti, sono diverse le persone che ci hanno fatto visita presentandoci lo stesso quadro. Invito tutte le persone che si trovassero loro malgrado a vivere lo stesso problema a contattarci al più presto». Il precedente Da rilevare che la società in questione è già stata coinvolta nel 2009 da vicende giudiziarie, dopo una denuncia da parte del Codacons. Il proprio titolare fu allora rinviato in giudizio con l’ ipotesi di truffa ed estorsione ai danni di centinaia di giovani salernitani, soprattutto studenti universitari, ai quali, con la scusa di un sondaggio, era stato fatto firmare un questionario trasformatosi in realtà in un vero e proprio contratto di acquisto di libri e buoni vacanza. Per informazioni, Unione bergamasca consumatori, via Tasso 82 Bergamo, tel: 035.242282.
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