Bonus pensioni: 45 milioni a 90mila sardi
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fonte:
- La Nuova Sardegna
di Pier Giorgio Pinna wSASSARI Da un dilemma all’ altro. Renzi annuncia il bonus per gli arretrati. I pensionati sardi interessati a ottenerlo sono oltre 90mila. In totale, per l’ isola, si parla di 45 milioni. Ma i sindacati attaccano: «È circa un decimo del dovuto». E tanti si pongono una domanda: rispetto alla restituzione ordinata dalla Corte costituzionale, è meglio incassare pochi soldi (i 500 euro resi disponibili dal governo) subito (il primo agosto) o è preferibile esigerne molti ma con la prospettiva di vederli diluiti in diversi anni e dover quindi attendere di più? Quesiti. Eppure l’ alternativa – va sottolineato – è piuttosto astratta. Perché nella pratica i cordoni della borsa li tiene il Tesoro. Che farà quanto ha deciso il premier: pagare, almeno per il momento, esclusivamente l’ una tantum. Come però ricordano oggi parecchi pensionati, solo il successo della class action fatta scattare dal Codacons potrebbe portare a un versamento tutto assieme, con un meccanismo che tenga conto interamente di quell’ aumento del costo della vita ignorato per anni. Osservatori. Comunque sindacati, esperti e analisti in questi giorni si sottopongono a un tour de force per possibili raffronti. L’ obiettivo? Capire quanto – in numeri assoluti e in termini relativi riguardo a ogni singolo – dovrebbe arrivare nell’ isola grazie al provvedimento della Consulta. Da calcoli attendibili fatti dalla Cisl in teoria vengono toccati dal recupero fissato dall’ Alta Corte 43.243 pensionati diretti Inps che percepiscono assegni di vecchiaia, d’ invalidità e di reversibilità. Per tutte queste posizioni sono previsti rimborsi perché i titolari ogni mese incassano assegni tre volte superiori alla soglia minima: al di sotto, dal 2012 a oggi le perequazioni sono già state garantite. E ora, viene rammentato, a queste pensioni vanno sommate altre 56mila posizioni ex Inpdap. I numeri. Nel complesso, dunque, nell’ isola sfiora le centomila unità la platea di persone interessate ai “ritocchi” decisi dalla Corte. In tutto – non si sa né quando né come con esattezza – sulla base della sentenza dei giudici in Sardegna dovrebbero arrivare oltre 360 milioni, meno di un quarantesimo dei 18 miliardi che l’ intera operazione costerebbe sul piano nazionale se si restituisse tutto quello che gli italiani beneficiari del diritto hanno accumulato sino a metà del 2015. Stime e analisi. Fin qui le disposizioni date dalla Consulta. È però a questo punto, con la svolta governativa delle ultime ore, che cominciano gli interrogativi collaterali. E, appunto, i diversi giudizi: da una parte chi spera nel massimo, dall’ altra chi pensa di accontentarsi del minimo. Situazione che porta a esaminare a fondo le due varianti. La prima ipotesi. Con i pochi e subito stabiliti dal governo in Sardegna arriveranno i bonus per tutti i pensionati che hanno un assegno mensile non superiore a 3.200 euro lordi, con importi variabili da 278 a 750 euro. A larghe spanne è facile calcolare che verranno escluse dai rimborsi esclusivamente poche migliaia di posizioni. Ma va ribadito con estrema chiarezza – come sottolineano in queste ore patronati, associazioni dei consumatori e organizzazioni sindacali – che l’ una tantum copre appena una somma pari a circa un ottavo di quanto in media sarebbe dovuto secondo le regole fissate dalla Corte costituzionale. «E forse anche meno», incalzano tanti. Seconda ipotesi. Con i molti di più ma tardi l’ Inps dovrebbe invece restituire una montagna di denaro. In assenza di dati pubblicizzabili al momento da parte dell’ istituto previdenziale, ha svolto un’ analisi preziosissima la Federazione nazionale pensionati della Cisl. Che ha operato come un vero ufficio studi attraverso l’ unità operativa regionale. I dirigenti del sindacato, che conoscono i dati sui livelli pensionistici e sul loro andamento provincia per provincia sulla base delle ultime statistiche Istat, stimano che per conguagliare i soli assegni diretti Inps nell’ isola sarebbe necessario sborsare oltre 81 milioni. Somma alla quale, sempre su scala regionale, vanno aggiunte le pensioni ex Inpdap. Con un costo per le casse pubbliche decisamente superiore al primo, visto che queste ultime sono quasi il 20 per cento in più. Completamenti. Le due voci dovrebbero essere soggette poi a un’ integrazione ancora. Quella per conteggiare gli assegni erogati da altri istituti previdenziali sostitutivi dell’ Inps e per calcolare gli indennizzi dovuti per i mesi che trascorreranno dal primo gennaio scorso a quando verrà – eventualmente – pagato l’ intero ammontare. Conclusioni. La fine di questo percorso più lungo sarà magari deciso un domani dallo stesso governo. Oppure ordinato dalla magistratura dopo l’ eventuale vittoria popolare in un’ azione di classe come quella intrapresa dal Codacons. A ogni modo la conclusione dell’ iter, in Sardegna come altrove, non costituirà l’ epilogo di ogni cosa: al di là degli arretrati, si dovrà stabilire con esattezza come adeguare in futuro al costo della vita gli assegni dei pensionati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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