28 Luglio 2011

Bonus bebè, il giallo del rimborso

    Bonus bebè, il giallo del rimborso
     

    MILANO «POVERETTI – mormora un’ impiegata del Dipartimento della Ragioneria regionale dello Stato di via Zuretti a Milano – ci telefonano a centinaia per quell’ errore della compilazione del reddito. Anche un ex carabiniere ha chiamato disperato al pensiero di dover pagare 4000 euro». Bonus bebè, atto secondo: dopo il regalo della Finanziaria di cinque anni fa e la lettera perentoria degli ultimi giorni, ora la confusione sulla restituzione del maltolto allo Stato regna sovrana. Nel 2006, la lettera inviata dalla Presidenza del Consiglio a casa di 600.000 famiglie italiane strappò sorrisi: «Caro bambino, lo sai che la Finanziaria ha in serbo per te 1000 euro che i tuoi genitori potranno ritirare alla Posta? Un grosso bacio da Silvio Berlusconi». In allegato si chiedevano però alcuni requisiti per poterli ritirare, autocertificando la dichiarazione di reddito e cittadinanza davanti all’ impiegato dello sportello postale: «Probabilmente molte persone hanno male interpretato il nucleo familiare – spiega Guido Vitelli, direttore del Dipartimento del Ministero dell’ Economia e delle Finanze che ha inviato 1009 lettere a milanesi e brianzoli dalla fine di giugno ad oggi – il nucleo in realtà comprende anche i familiari fiscalmente a carico, qualcuno ha individuato la famiglia anagrafica e non quella a carico». UN ERRORE VENIALE che però ha fatto, negli 8000 casi italiani pizzicati dai controlli dell’ Agenzia delle Entrate, salire il reddito complessivo di quegli anni oltre i 50.000 euro lordi previsti dalla legge. «Anche solo di 40 euro in un caso – precisa una funzionaria – ma la legge è legge e noi dobbiamo farla rispettare». In via Zuretti ogni giorno i funzionari del Dipartimento per Milano, Monza e Brianza, stilano un verbale a 4-5 persone. I primi 29 genitori si sono presentati con 730, Cud e documenti alla mano, avanzando perplessità sulla richiesta, o facendo mea culpa per timore di incorrere in guai penali ben peggiori come viene annunciato nella missiva. «Prendiamo appuntamento per non fare venire tutte le persone qui ad attendere e stiliamo un verbale dell’ incontro avvenuto». Per ora nessuno ha pagato perché ci sono ancora troppi punti oscuri. Il primo riguarda la somma: vanno versate 1000 euro o 4000, considerando anche i 3000 euro di sanzione aministrativa "ridotta" aggiunte «in caso sia stata accertata la violazione dell’ art 316 ter del codice penale»?. UN BEL REBUS che verte, secondo le associazioni dei consumatori, sulla prescrizione: «Se dal momento dell’ accertamento fiscale alla notifica a casa sono passati più di 5 anni è tutto nullo» afferma l’ avvocato Marco Donzelli, presidente del Codacons. Già, ma quando è stato fatto l’ accertamento fiscale? La signora Roberta Bindi, in un forum on line domanda: «Sono passati 5 anni e 40 giorni dalla riscossione alla notifica. Mi intimano di pagare entro il 14 agosto, cosa devo fare?». LE RAGIONERIE territoriali hanno inviato a fine giugno la raccomandata per riavere il denaro incassato indebitamente, pochi giorni dopo aver ricevuto da Roma i file degli 8000 "truffatori" : «In base alla legge 241 – spiega il direttore di Milano – ci sono 90 giorni di tempo tra l’ accertamento e la contestazione di violazione. Abbiamo inviato una richiesta all’ Agenzia delle Entrate per conoscere la data esatta degli accertamenti». Lo sforamento di 90 giorni annullerebbe solo la sanzione amministrativa? «Il bonus per noi è soggetto a prescrizione decennale». Un ginepraio che alimenta dubbi sulla bontà dell’ intera operazione, come sostiene il presidente del Codacons: «Abbiamo fatto esposto all’ Antitrust per pubblicità ingannevole, di modo da indurre la Pubblica amministrazione a un’ analisi più attenta. Molte persone hanno riscosso i soldi in buona fede e ora se li vedono richiedere lasciando nuovamente interpretazioni dubbie». Anche Guido Vitelli si trova tra l’ incudine e il martello: «Noi abbiamo il compito di recuperare le somme indebitamente percepite. Questa procedura seguita per i bonus bebè non ha precedenti».

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