25 Luglio 2011

Bonus bebè, il Codacons: “Aspettate a restituirlo”

   
«Non pagate in alcun caso la sanzione da 3mila euro e prendetevi tutto il tempo a disposizione prima di restituire i mille euro perché potrebbero esserci sviluppi». Il presidente provinciale del Codacons, Mauro Antonelli, si rivolge direttamente alle decine di comaschi che in questi giorni stanno ricevendo dal ministero dell’Economia la richiesta di restituzione del bonus bebè incassato nel 2005 o nel 2006 per la nascita di un figlio. Secondo le informazioni emerse fino a oggi, sarebbero oltre 150 le famiglie comasche coinvolte direttamente. In tutti i casi, come contestato dal ministero, i neogenitori hanno incassato ingiustamente i mille euro previsti dalla Finanziaria per i nuovi nati. Nella quasi totalità dei casi, l’errore riguarda l’autocertificazione del reddito. La norma prevedeva infatti, che per beneficiare dell’agevolazione la famiglia del bimbo dovesse avere «un reddito complessivo» non superiore a 50mila euro. In tutta Italia, sono circa 8mila i bonus che lo Stato aveva concesso e ora chiede in restituzione.
La lettera inviata dal ministero dell’Economia e delle Finanze intima la restituzione del bonus bebè entro trenta giorni e prospetta un procedimento penale oltre a una sanzione di 3mila euro. Nelle scorse ore, in merito alla vicenda, il Codacons ha presentato un esposto all’Antitrust per pubblicità ingannevole. Senza aver fatto alcuna richiesta infatti, le famiglie hanno ricevuto una lettera, indirizzata direttamente al neonato e firmata da Silvio Berlusconi, nella quale il presidente del Consiglio diceva: «Lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di 1.000 euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso l’ufficio postale (segue l’indirizzo)».
«Abbiamo deciso di presentare un esposto all’Antitrust – spiega il presidente provinciale del Codacons – perché è evidente che le parole “ti assegna” e “potranno riscuoterlo” facevano presupporre ai genitori, in perfetta buona fede, che le verifiche dei requisiti fossero state fatte a priori e quindi di aver diritto a quel bonus».
«Inoltre – prosegue Antonelli – anche l’allegato lasciava spazio ai dubbi, perché indicava come requisito “avere avuto un reddito complessivo, riferito all’intero nucleo familiare, non superiore a 50.000 euro”, senza specificare che il reddito fosse lordo e non netto. La gran parte delle famiglie è caduta in questa “trappola”».
I tempi per procedere sono stretti. «È importante ribadire che per il momento nessuno deve pagare i 3mila euro di sanzione prospettati dalla lettera del ministero – sottolinea Mauro Antonelli – Per quanto riguarda la restituzione dei mille euro, al momento il consiglio che possiamo dare è di attendere fino all’imminenza della scadenza dei 30 giorni, in modo che si possano conoscere eventuali sviluppi della vicenda. Visto l’elevato numero delle famiglie coinvolte è possibile che la situazione sia presa in mano a livello generale. Stiamo facendo pressione e vedremo se ci sarà anche una risposta politica».
A Como, come in tutta Italia, sono moltissime le famiglie che si sono rivolte alle associazioni dei consumatori per chiedere un aiuto. «Abbiamo deciso di intervenire spinti dal numero crescente di richieste – conferma Antonelli – Purtroppo i tempi stretti previsti per la restituzione, tanto più in un periodo di ferie, complicano le cose e stiamo quindi ancora facendo tutte le valutazioni del caso in modo da individuare la strategia migliore di azione».
Il Codacons contesta non solo la lettera inviata al momento della nascita dei bambini dal presidente del Consiglio, ma anche l’attuale testo inviato dal ministero dell’Economia. «Nella lettera si fa riferimento a ben tre articoli del codice penale – dice ancora il rappresentante del Codacons – Poi si intima il pagamento di 3mila euro, salvo poi precisare, tra le righe, “nel caso sia stata accertata la violazione dell’articolo 316 ter”, che tradotto in italiano significa che in realtà i 3mila euro non vanno affatto dati, a meno che uno non sia stato effettivamente condannato dal giudice. Insomma il ministero terrorizza i consumatori in buona fede, pur di farsi restituire i mille euro. Anche questa lettera, dunque, finirà sotto le mire dell’Antitrust». 
 
 

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