1 Agosto 2011

Bonus bebè, 800 famiglie a rischio Una “stangata” da tremila euro

 FIRENZE NEL 2005 , con una lettera al miele, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi informò le famiglie che, per i loro nascituri, avrebbero potuto riscuotere un assegno da mille euro. E molti corsero all’ incasso. In questi giorni però, con una raccomandata molto meno mielosa il Ministero delle Finanze ha richiesto indietro il bonus bebè, con tanto di sanzione (totale tremila euro, da versare entro trenta giorni) e intimidazione (segnalazione alla Procura, ipotesi di reati: truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica, falsa attestazione a pubblico ufficiale). Roba da farsi andare le vacanze di traverso. In queste condizioni, si calcolano che siano finiti un migliaio di toscani, 230 nuclei tra Firenze e Prato secondo le stime del consigliere regionale dell’ Udc Marco Carraresi. Si tratta di famiglie «colpevoli» di non aver letto bene i requisiti necessari per aver diritto al contributo: sul retro della lettera spedita da Berlusconi non era ben specificato se i 50mila euro indicati come soglia massima di reddito annuale per ottenere il contributo fossero lordi o netti. A distanza di sei anni, sono stati fatti i conti ed è risultato che tra i 700mila assegni inviati in tutta Italia, 8mila erano appunto di troppo. Ed ecco le lettere per riavere indietro tre volte tanto. Una bufera. Per i toni, i riferimenti a reati e la cifra. Tanto che il sottosegretario Carlo Giovanardi ha dovuto metterci una toppa, scrivendo nuovamente ai cittadini intimiditi: «Come delegato per la Presidenza del Consiglio dei Ministri alle politiche per la famiglie, mi scuso per i toni sgarbati e minacciosi della lettera che gli uffici del Ministero dell’ Economia vi hanno inviato», si legge in una lettera aperta, dove si definisce anche un modo più "indolore" di sanare la situazione. «Chi ha ricevuto la lettera può prendere contatto con gli uffici che vi hanno scritto per dimostrare la correttezza dell’ autocertificazione e non procedere alla restituzione. Se questo non fosse possibile, perché per esempio c’ è stato un equivoco fra reddito lordo e reddito netto, tutto potrà venire sanato con la restituzione dei mille euro, senza interessi e se necessario anche a rate». Tutto chiaro? No. Perché le associazioni di consumatori promettono battaglia. Chi, come il Codacons, ha deciso di presentare un esposto per pubblicità ingannevole contro il Governo «che prima pubblicizza il bonus come fosse un regalo dell’ esecutivo e poi ne chiede la restituzione terrorizzando i genitori»; l’ Aduc, invece, dice che «chi ha sbagliato l’ autocertificazione sul reddito dovrà restituire la somma ricevuta nel 2006, ma non è detto che debbano farlo tutti: se sono passati più di cinque anni, la richiesta è caduta in prescrizione». «E’ una vicenda doppiamente indecente – tuona, dagli scranni della Regione, Carraresi – perché in primo luogo la gran parte delle persone ora chiamate in causa hanno riscosso il bonus bebè in completa buona fede. Anche nelle retrostanti indicazioni, i requisti erano piuttosto confusi, visto che neppure si specificava se il reddito richiesto come tetto era netto o lordo. In secondo luogo è indecente la lettera inviata ora dal Ministero. Per i toni e anche per le argomentazioni. Sembra una lettera mirata soprattutto a fare cassa. E si fa cassa penalizzando le famiglie che a parole si dice di voler sostenere». E poi, nel 2005 c’ erano le elezioni alle porte. E oggi, invece, le vacche sono dimagrite.
 
 

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