20 Luglio 2011

Bonus bebè, 4.000 euro da restituire subito

Il decreto prevedeva i contributi da 1000 euro solo per gli italiani e i cittadini della Cee nati nel 2005, ma la lettera di Berlusconi fu spedita anche a tutti gli immigrati extracomunitari; le Poste fecero il resto, con un’ autodichiarazione che permetteva a tutti d’ incassare il bonus. e di fronte a dichiarazioni fasulle o spette la Cassazione intervenne: un’ ecuadoregna residente a Milano, accusata di truffa ai danni dello Stato per dichiarazioni infedeli, fu assolta. Da llora nessuno ha più controllato le dichiarazioni degli stranieri, per nessuna irregolarità, con una sanatoria di fatto. E infatti gli unici controllati, con indirizzi certi e redditi documentati, sono italiani. «La restituzione dei bomus con le multe è intollerabile – protesta il segretario del Codacons Fabio Galli – Stiamo organizzando tutti i multati. E’ possibile chiamare lo 059 822561 nel pomeriggio oppure il numero verde 800 050 800». di Saverio Cioce Quei numeri non li dimenticheranno facilmente. Credevano di aver ricevuto 1000 euro come regalo dello Stato per la nascita del bambino e adesso si ritrovano a doverli restituire subito, in pochi giorni e in contanti. In più devono pagare una multa di altri 3 mila euro: chi non ce li ha subito dovrà fare la richiesta di rateizzazione a un giudice e pagare per questo non meno di un migliaio di spese legali. E’ questa l’ amara sorpresa per quasi 200 famiglie modenesi che nel 2005 avevano accolto il cosiddetto bonus – bebè portando un’ autodichiarazione alle Poste e ritirando i contanti. Ma nella roboante campagna pubblicitaria sull’ iniziativa, il limite di reddito per ottenere il beneficio era passato in secondo piano. «Non bisogna superare i 50 mila euro e il governo vi regala mille euro per ogni nuovo nato»: fu questo lo slogan che fece scivolare in tanti su un dettaglio che oggi è la causa di tutti i guai. La soglia dei cinquantamila euro infatti si riferiva al reddito lordo, e non a quello netto, e per giunta dell’ intero nucleo famigliare. In pratica marito e moglie al lavoro, con due salari netti da mille euro netti al mese, erano già fuori dal beneficio. Bastava poi un garage, un’ appartamento di proprietà o un pezzetto di terra ereditato dal nonno per essere largamente esclusi dalla provvidenza governativa. Sei anni fa questi dubbi fiscali venivano liquidati dagli stessi impiegati dell’ ufficio postale, che allo sportello non avevano certo tempo di impelagarsi in questioni fiscali o di dichiarazioni dei redditi. «All’ epoca – racconta una mamma che ha scritto alla Gazzetta – mi hanno fatto firmare un foglio con l’ autocertificazione e mi hanno consegnato i soldi senza indugio. Anzi, mi hanno ripetuto di prenderli comunque visto che li davano anche a tutti gli extracomunitari. E adesso invece? Come trovo tutti quei soldi con quattro figli piccoli e le bollette da pagare?» Già, l’ autocertificazione, quasi un contratto- capestro che il ministero usa però come una clava. In questi giorni sono arrivate le raccomandate del Ministero del Tesoro che chiedono tutto e subito. Incrociando i dati delle dichiarazioni dei redditi sono emerse subito le differenze tra quanto dichiarato al momento d’ incassare i mille euro e quanto invece era stato versato per l’ Irpef. Così l’ autodichiarazione infedele ha fatto scattare immediatamente la sanzione prevista dall’ articolo 316, terzo comma, del codice penale: 3000 euro in più. Sei anni fa, in piena campagna elettorale, con tanto di lettera d’ accompagnamento firmata da Silvio Berlusconi. «Caro bambino – scriveva il capo del governo – questa è certamente la prima lettera che ti viene indirizzata. E’ il Presidente del Consiglio a scriverti per porti probabilmente anche la prima domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus da mille euro? I tuoi genitori possono riscuoterlo all’ ufficio postale. Un grosso bacio, Silvio Berlusconi». Sei anni dopo la doccia fredda, sempre con lo stesso capo del governo, ma a rispondere ai genitori ci sono i funzionari negli uffici modenesi della Ragioneria dello Stato, che si trovano di fronte a casi disperati. «Ci rendiamo conto che è una situazione difficile – ammette amareggiato il direttore Vincenzo Margio – Purtroppo non abbiamo margini di manovra anche per situazioni pietose, come quello di chi supera per 20 o 50 euro il limite».
 

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