Bondi a Pompei: “Se responsabile mi dimetterei”
POMPEI (NAPOLI) Forse sarà possibile recuperare gli affreschi della palestra dei gladiatori di Pompei e perfino ricostruire l’ edificio della« Schola Armaturarum», già restaurata alla fine degli anni Quaranta, ma il problema della manutenzione dei circa 1500 edifici del sito archeologico resta aperto. Il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi non lo nega. «Sono possibili altri crolli di edifici», dice al termine del sopralluogo compiuto in mattinata con i tecnici del ministero e della Sovrintendenza, «soprattutto nella parte del sito che si affaccia sulle case scoperte e non ancora restaurate». Ma al «vergogna» del presidente della Repubblica, Bondi risponde rivendicando «il grande lavoro fatto». «Se avessi la certezza di avere delle responsabilità nell’ accaduto, mi dimetterei», aggiunge. Bondi ha annunciato un piano straordinario per la manutenzione e l’ intenzione di costituire un gruppo di lavoro scientifico per affiancare la Sovrintendenza e nega sia solo un problema di soldi. «Dai visitatori Pompei ricava 20-25 milioni all’ anno, ma la metà dei fondi disponibili non sono stati spesi». Il ministro rilancia l’ idea di aprire ai privati la gestione dei Beni culturali, cita l’ intervento della Fondazione Packard a Ercolano, e pensa ad affiancare ai sovrintendenti «nuove figure professionali». Per l’ opposizione, per Casini e per i finiani, «il crollo di Pompei è la metafora del Paese di Berlusconi», attacca il segretario del Pd, che accusa l’ ex commissario Marcello Fiori di aver destinato solo il 20% dei fondi disponibili alla manutenzione. Cifre false, replicherà più tardi il ministro. Il Codacons annuncia un esposto a Procura e Corte dei Conti, il Touring Club si dice disponibile a tenere aperta l’ area archeologica. E dal governo, il ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta parla di un «necessario mea culpa».
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