Bollette, piano di emergenza contro i rincari
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fonte:
- Il Piccolo
La riforma del Fisco, dopo la bagarre sul catasto, slitta alla prossima settimana, mentre oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri dovrebbe approdare un nuovo decreto taglia-tariffe. Per per cercare di rasserenare le famiglie italiane, evitando loro una nuova stangata sulle tariffe, il governo sta valutando un intervento in due tempi: subito una misura tampone, in modo da ridurre da subito gli oneri in bolletta come è già stato fatto a luglio, e poi un intervento strutturale da inserire nella prossima legge di Bilancio o nella nuova legge sulla concorrenza. Dopo che nei giorni scorsi il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha lanciato l’allarme sui possibili rincari di luce e gas – aumenti monstre nell’ordine del 30-40%, che scatterebbero ad ottobre a causa della congiuntura internazionale – si cerca insomma di correre subito ai ripari. Il pressing di tutte le forze politiche (dalla Lega ai 5 Stelle), dei sindacati e dei consumatori negli ultimi giorni è stato molto forte. Una situazione resa ancora più incandescente dopo che ieri dall’Istat sono arrivate le stime sull’inflazione di agosto. L’indice nazionale dei prezzi al consumo è infatti cresciuto dello 0,4% su luglio e del 2% su base annua (il livello più alto dal 2013), in particolare a causa dei prezzi dei beni energetici che dopo la fiammata di luglio (+18,6%) sono ulteriormente cresciuti (+19,8%), con la componente non regolamentata passata da +11,2% a +12,8% e quella regolamentata salita ulteriormente da +34,2% a +34,4%. In media, stima il Codacons, una famiglia tipo quest’anno sborserà ben 614 euro in più.I tecnici del Mef sono al lavoro da diversi giorni e contano di chiudere il testo del nuovo decreto in tempo per il Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio. Si ragiona sugli sconti da assicurare a tutti ma anche di un possibile nuovo bonus da destinare alle famiglie meno abbienti. L’intervento immediato potrebbe replicare il taglio degli oneri di sistema dello scorso luglio quando vennero sforbiciati 1,2 miliardi di extracosti attingendo ai profitti aggiuntivi delle aste per i certificati Co22. Non ci sarebbe però un’unica misura in ballo quanto piuttosto un mix di interventi differenziato in base alle diverse fonti di energia. In aggiunta, visto che questa volta servirebbero 2-3 miliardi di euro, si potrebbe anche ipotizzare un intervento sull’Iva. Non tanto un taglio secco delle aliquote, quanto un manovra che utilizzando il maggior gettito legato all’incremento delle materie prime consente di sterilizzare o quantomeno attenuare i nuovi aumenti come in passato è avvenuto per la benzina. La fase due, per un intervento più di lungo periodo, metterà invece nel mirino tutte quelle voci che gonfiano l’importo delle bollette senza avere una correlazione effettiva coi consumi; dai costi legati alla gestione dei contatori a quelli del trasporto dell’energia sino agli sconti riconosciuti ai grandi consumatori di energia o le agevolazioni tariffarie riconosciute al settore ferroviario, dagli incentivi alle rinnovabili ai costi di smantellamento delle centrali nucleari. Questi ultimi, in particolare, come gli sconti alle imprese ferroviarie, potrebbero essere trasferiti alla fiscalità generale. «Serve una soluzione strutturale – ha commentato ieri l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte – per rendere le bollette meno costose, più eque e trasparenti». Il «restyling» totale delle bollette, sollecitato sia dall’Antitrust che dall’Autorità per l’e-nergia, però è tutt’altro che semplice. In questo caso il veicolo più adatto potrebbe essere la legge di Bilancio o la nuova legge sulla concorrenza, che peraltro già sconta un significativo ritardo e da cui gli interventi sugli oneri di sistema e gli extracosti impropri (come il canone Rai) sono già entrati ed usciti più volte ancor prima che il ddl vedesse la luce.
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