26 Giugno 2003

Bollette impazzite, interviene il Garante


Collegarsi a Internet può costare davvero caro, come ben sanno coloro che hanno ricevuto una delle molte «cartelle pazze» recapitate a utenti della Rete che, loro malgrado, hanno iniziato a connettersi a numeri a tariffazione speciale. Scaricando loghi o suonerie da un «709», per esempio, si rischia di istallare sul proprio computer un particolare software che, sostituendo il numero di telefono del provider con cui di solito ci si collega alla Rete, attiva una connessione molto più costosa. L`utente, ignaro, non si accorge di niente, fino a quando non riceve la bolletta con addebiti esorbitanti e di cui non comprende il motivo. Il deficit normativo. Il fenomeno, che ha coinvolto numerosi navigatori, ha sollevato nuovamente il problema della possibilità di conoscere integralmente i numeri chiamati dalla propria utenza, senza il fastidioso mascheramento delle ultime tre cifre. Questa esigenza si scontra però con quanto previsto dal testo del decreto legislativo 171 del 13 maggio 1998. Il provvedimento, infatti, pur riconoscendo agli abbonati il diritto di ricevere in dettaglio, a richiesta e senza alcun aggravio di spesa, la dimostrazione degli elementi che compongono la fattura, aggiunge che, in ogni caso, il gestore non può evidenziare le ultime tre cifre del numero chiamato. Il Garante della privacy, da parte sua, aveva avuto occasione di pronunciarsi sulla questione poco dopo l`approvazione di questa norma, quando alcuni abbonati, preoccupati degli elevati importi delle loro bollette telefoniche, si erano rivolti ai fornitori del servizio per conoscere in chiaro le utenze contattate e poi, di fronte all`inerzia dei gestori, avevano chiesto l`intervento della massima autorità in materia. Fu così lo stesso Garante che, in un comunicato stampa del 1998, precisò che l`obbligo di «mascheramento» non derivava né da un suo provvedimento, né dalla legge sulla privacy. Quest`ultima, infatti, sancisce per l`abbonato il diritto di conoscere anche i dati solitamente nascosti, nei casi in cui si verifichi una seria contestazione dell`importo della fattura. Sempre nello stesso comunicato, inoltre, si invitava i gestori a controllare le chiamate dubbie e a comunicare, gratuitamente e con una procedura snella, l`integrale composizione dei numeri agli abbonati che contestavano le bollette. L`attualità. Oggi, Stefano Rodotà, in attesa di un provvedimento generale sulla fatturazione dettagliata, torna ad affrontare l`argomento e ribadisce quegli stessi principi, estendendoli anche ai numeri di telefono a tariffazione speciale (come quelli che iniziano con il «709») legati alla navigazione su Internet. Il Garante ha ritenuto opportuno ricordare al gestore coinvolto che, fermo restando l`obbligo previsto dalla normativa di non evidenziare (nella fattura inviata) le ultime tre cifre dei numeri chiamati, sono due i casi in cui gli abbonati possono comunque ottenere i numeri completi. Il primo, quando si verifica la necessità di accertare l`esattezza e la legittimità (relative a costi e tempi) di determinati addebiti; il secondo quando l`utente intenda esercitare il diritto di accesso ai propri dati, diritto riconosciuto dalla legge sulla privacy. In quest`ultimo caso, l`abbonato non è tenuto a fornire alcuna particolare motivazione per richiedere «in chiaro» i numeri chiamati e può rivolgersi al gestore telefonico con una procedura informale. Che gli addebiti effettuati con i dialers siano tutt`altro che leciti è implicitamente confermato anche dal fatto che Telecom, stando a quanto riporta il Codacons, avrebbe deciso di rimborsare agli utenti, previa contestazione, le somme pagate per queste costose connessioni involontarie.


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