25 Febbraio 2022

BOLLETTE, CODACONS: IN ITALIA INUTILIZZATI 752 POZZI PER ESTRAZIONE DEL GAS. POTREBBERO PRODURRE 90 MILIARDI DI METRI CUBI ALL’ANNO E COPRIRE FABBISOGNO NAZIONALE

     

    CORTE DEI CONTI VERIFICHI CARENZE DELLO STATO SUL FRONTE DELL’APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO

    L’Italia potrebbe essere autonoma sul fronte della produzione di energia e reperire da sola le quantità di gas sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale. Lo afferma il Codacons, che si rivolge alla Corte dei Conti affinché accerti il danno per la collettività derivante da carenze ed errori nella gestione delle estrazioni sul territorio nazionale.
    L’Italia produce attualmente poco più di 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno, eppure nel sottosuolo italiano si stima siano presenti circa 1,5-1,8 miliardi di barili di petrolio e 350 miliardi di metri cubi di gas naturale – spiega il Codacons – Per quanto riguarda il gas, se si considerano solo le riserve certe, il nostro territorio dispone di quantità comprese tra i 70 e i 90 miliardi di metri cubi.
    Un tesoretto a cui non sappiamo attingere a causa dell’incapacità sul fronte delle estrazioni: in base agli ultimi dati disponibili l’Italia vanta 1.298 pozzi estrattivi. Di questi, però solo 514 sono abitualmente utilizzati per l’estrazione, mentre 752 risultano non impiegati, con ripercussioni dirette sul fronte della produzione di gas.
    Nonostante sono stati approvati 10 progetti per sfruttare i giacimenti nazionali di metano e petrolio nascosti nel sottosuolo emiliano (società petrolifere Po Valley e Siam) e sotto i fondali dell’Adriatico (Po Valley ed Eni) e del Canale di Sicilia (Eni) e i diversi progetti che hanno ottenuto l’assenso ambientale prevedono la perforazione di più di 20 nuovi pozzi, sembra che il cd Piano Anti-trivelle Pitesai faccia sparire o crei maggiori ostacoli per molti giacimenti e in particolare: Teodorico al largo di Goro; Vega B nel canale di Sicilia di fronte alla costa di Ragusa; Argo e Cassiopea e ancora quelli dell’Alto Adriatico al largo fra Veneto e Istria.
    “Al di là dei casi dove ragioni ambientali e di sicurezza del territorio escludono la possibilità di estrazione, è evidente l’incapacità del nostro paese di utilizzare i pozzi abbandonati e attingere al tesoro nascosto nel sottosuolo – spiega il presidente Carlo Rienzi – Se si attivassero i giacimenti in disuso sarebbe possibile produrre in casa nostra il gas necessario a coprire il fabbisogno nazionale, azzerando i rincari delle bollette e consentendo risparmi per centinaia di miliardi di euro all’anno”.
    Una questione su cui ora dovrà pronunciarsi la Corte dei Conti, per verificare se le carenze e gli errori dello Stato sul fronte delle estrazioni di gas possano configurare un danno erariale per la collettività.

    Nella mappa sottostante sono riportati in nero i pozzi non produttivi, in rosso quelli di gas naturale e in verde quelli di petrolio.

    (Foto: Elaborazioni ISPRA–SGI, 2019 su dati raccolti da Martinelli et al., 2012).

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