Boldrini, il giallo del volo Lei vola in business Grasso in economy
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fonte:
- Il Tempo
• Un po’ si sentiva la mancanza dell’ aeroplaneide. Cioè di quella branca della narrazione politica fatta di scaramucce e polemiche sull’ utilizzo dei veivoli daparte degli uomini delle istituzioni. Così, ieri, ne ha scritto un nuovo paragrafo «il Fatto Quotidiano», pubblicando sul suo sito che il Presidente Grasso e la Presidentessa Boldrini si sarebbero recati a NewYork, per partecipare alla IV Conferenza mondiale dei Presidenti di Parlamento, utilizzando sì voli di linea diversi (perché partiti in giorni diversi). Ma soprattutto – e qui sta la staffilata – classi diverse. Economica per Pietro Grasso, Business per Lau ra Boldrini. A stretto giro, arriva la replica congiunta dei rispettivi portavoce, Roberto Natale (Boldrini) e Alessio Pasquini (Grasso), che oltre a fornire brevi dettagli delle agende, specificano che è stata utilizzata «la stessa classe» divo lo. L’ aeroplaneide è un filone che scorre ininterrotto fra la prima Repubblica, la seconda e la seconda bis (quella di adesso). Sta lì, a rimarcare la distanza che separa «il noi» e «il loro» e soprattutto dell’ umanissima, per molti aspetti irrinunciabile, attrazione verso il privilegio. Così già in questa legislatura le polemiche si ammonticchiano. La stessa Laura Boldrini ne fu al centro in un’ altra occasione, quando per i funerali di Nelson Mandela raggiunse Joahnnesburg in volo di Stato ac compagnata dal compagno. Ne derivò un vespaio e persino un esposto del Codacons. Anche allora uscì il Portavoce Roberto Natale, spiegando che «è usuale che persone con incarichi istituzionali viaggino in coppia». Anche a Renzi sono dedicati brani dell’ aeroplaneide. Quando si recò con tutta la famiglia su un volo di stato a Curmayeur, nelle vacanze di Natale dell’ anno scorso, e i 5 Stelle lo bersagliarono di strali. Lui si difese con un tweet, ricordando i protocolli di sicurezza. Poi, marzo di quest’ anno, quando il premier usufruì di un elicottero di Stato per spostarsi da Firenze a Roma. Il mezzo dopo poco fu costretto ad un atterraggio di emergenza, in provincia di Arezzo, e le foto del veivolo fermo in un campo di calcio fecero il giro del web. Anche lì, pioggia di critiche. Le proteste furono piuttosto trasversali, ma la palma spetta a Grillo che coniò il termine «Renzicottero». Ma non finisce qui, perché il ministro Roberta Pinotti finì nel mirino della procura di Roma, su esposto dei 5 stelle. Al centro, il presunto utilizzo im proprio di un volo militare per tornare in Liguria dalla Capitale. Fu poi chiesta l’ archiviazione non ravvisandosi reati. Persino il compassato Monti, ai tempi del cappio dell’ austerità, scivolò sull’ ala, quando prese l’ aereo di Stato, era il 19 settembre 2012, per andare a festeggiare il compleanno di un luminare della Bocconi e suo amico. Palazzo Chigi giustificò adducendo anche un incontro in Prefettura. Ma l’ ufficio stampa della Prefettura poi negò la presenza in agenda di incontri con Monti. Andando indietro negli anni, poi, l’ aeroplaneide fu un tutt’ uno con il sexygate berlusconiano. Al centro di un’ inchiesta della Procura di Roma per peculato e abuso d’ ufficio, poi archiviata, le immagini del celebre fotografo Antonello Zappadu che ritraevano alcune, deliziose ospiti salire sul volo di Stato per andare in Sardegna con il Cavaliere. Era il 2009. Un paio d’ anni prima an chela fulminea, seconda esperienza di Prodi scrisse la sua pagina di aeroplaneide. L’ Espresso diede notizia che Clemente Mastella, ministro della Giustizia, si era recato con il figlio al Gp di Monza viaggiando sull’ Airbus presidenziale. Uscì un finimondo e il portavoce giustificò dicendo che il Guardasigilli si era recato là assieme al vicepremier Rutelli «perché chiamato ufficialmente apremiare i vincitori della gara». L’ aeroplaneide ha anche le sue pagine ingiallite, a imperitura testimonianza degli allegri tempi che furono. La memoria va al 1986, al mitologico viaggio in Cina di Bettino Craxi, con nutrita dele gazione al seguito. Dal Pci, Renato Nicolini contò 65 componenti, e in un’ interrogazione parlamentare, scherzando ma non troppo, chiese se per caso servisse un aereo più grande per portarne altri. Celebre fu poi la battuta di Andreotti, appena sceso dall’ aereo a Pechino: «Sono qui con Craxi e i suoi cari». «Ironia usata a sproposito», commentò Craxi, in una lettera al Corriere della Sera. Nel ’98, otto anni dopo. Perché l’ aeroplaneide, si sa, lascia la sua scia.
pietro de leo
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