21 Marzo 2011

“Boicottate le buste bio, più costose e più piccole”

La denuncia del Codacons: sarebbero anche poco resistenti
 

  
      ROMA – La sorpresa arriva alla cassa: sul rullo del supermercato scorrono bottiglie, latte, pasta, detersivi. Il suono elettronico dello scanner sui prezzi. E al momento di imbustare la spesa e pagare, la classica domanda, «Vuole anche il sacchetto?».
Sullo scontrino, però, da quando il primo gennaio è entrato in vigore il divieto di commercializzare i sacchetti di plastica non conformi ai requisiti di biodegradabilità indicati dagli standard europei in vigore, se non si portano da case borse e carrelli, bisogna mettere in conto quasi dieci centesimi in più. A rafforzare il concetto ci ha pensato il Codacons , che sull’ introduzione delle nuove buste ecologiche (quelle di plastica, gratuitamente devono essere smaltite entro aprile) ha le idee precise: «E’ una colossale fregatura per in consumatori».
Se prima la tradizionale busta di plastica era gratis, adesso si deve calcolare un esborso.
Ecologici sì, ma più cari. E, come fa notare sempre il Codacons , non sempre validi.
«Le nuove buste sono mediamente più piccole del 30% rispetto ai vecchi sacchetti e il loro costo è raddoppiato».  In pratica questa svolta nei consumi ha aumentato i costi: dai 5,6 centesimi di prima ai 9,10 attuali. Tra i difetti che vengono addebitati alle shopper amiche della natura ci sono la consistenza e l’ odore. Ma non è l’ unica critica a questi primi mesi di conversione eco a favore di una produzione più sostenibile.
I rincari sono inaccettabili e ingiusti secondo il Codacons che per l’ occasione ha lanciato anche una campagna "Boicotta le buste della spesa". I sacchetti dovrebbero essere regalati insomma, e si invitano i cittadini ad attrezzarsi con sportine fai da te pur di non comprare gli involucri "verdi". Così da evitare di regalare soldi alla grande distribuzione e poter salvaguardare lo stesso l’ ambiente. L’ obiettivo è quello di ottenere un risparmio non indifferente e costringere le catene di discount a rivedere le loro politica. Secondo i calcoli dell’ associazione dei consumatori, in Italia si usano circa venti miliardi di sacchetti l’ anno, trecento a cittadino.
E questo equivale a una spesa procapite che se nel 2010 era pari a 15-18 euro l’ anno, a partire dal 2011 sarà di quasi 27-30 euro l’ anno. In poche parole il rincaro si aggirerà tra il 66 e l’ 80%. Numeri che danno l’ idea di un vorticoso business che vale la bellezza di 2 miliardi di euro l’ anno. Ognuno cioè arriverà a spendere 50 euro l’ anno in soli sacchetti se si fa trovare impreparato alla cassa. Ma i nuovi, sono davvero biodegradabili? «Sono fatti in mais e olii vegetali, non sono nocivi, non si sciolgono subito anche se meno resistenti, ma rispetto alla plastica sono senz’ altro un passo avanti» spiega Rosario Trefiletti in veste di chimico e presidente Federconsumatori. «Non vorremmo però che si indebolisca la politica di sostituzione dei sacchetti. Magari è un risparmio indiretto, più difficile da quantificare, ma è fondamentale la diminuzione della produzione di prodotti derivati del petrolio». In questo scenario anche Unionchimica denuncia una giungla tra i produttori dopo la nuova norma: piccole e medie imprese si trovano di fronte a una serie di difficoltà e al monopolio della ex Montedison, la Novamont leader della bioplastica.  Al momento, a tre mesi dal divieto, sono però ancora molti i vecchi sacchetti ancora in circolazione, in omaggio fino ad esaurimento scorte.
R.G.
 

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