12 Giugno 2012

Bocciati a sei anni. «Per il loro bene»

Bocciati a sei anni. «Per il loro bene»
pontremoli: in cinque rifaranno la prima elementare. il preside: non sanno leggere e scrivere.

PONTREMOLI – In un mondo della scuola dove le bocciature sono sempre più dei casi sporadici è successo che a Pontremoli a ripetere l’ anno a settembre saranno cinque bambini delle elementari. Non hanno superato la prima. Tre alunni sono figli di famiglie straniere, due sono italiani e tra questi c’ è un piccolo disabile che frequentano la Giulio Tifoni in due classi di 27 e 30 studenti. «Ci siamo attenuti alla normativa ministeriale – spiega il preside Angelo Ferdani – questi bambini non hanno appreso gli strumenti che servono per continuare il percorso, non hanno imparato né a leggere né a scrivere». Ferdani sottolinea che è stato «per il loro bene» che le insegnanti hanno deciso all’ unanimità di far loro ripetere l’ anno: «Può succedere che per immaturità gli alunni abbiano bisogno di più tempo per apprendere e in questi casi è capitato. Siamo stati molto combattuti e ci dispiace ma io stesso ho fatto visita alla classe e seguito i bambini in alcune prove. Non sono capaci di scrivere una frase minima sotto dettatura». Uno dei cinque alunni è seguito dall’ insegnante di sostegno e in questo caso «è stato il gruppo di lavoro composto di esperti a esprimere il parere». In tre casi gli studenti ripetenti hanno origini straniere, ma non è stata la conoscenza della lingua italiana l’ intralcio all’ apprendimento, precisano dalla scuola, i bambini hanno frequentato anche la scuola materna a Pontremoli e parlano perfettamente italiano. Alcuni sono bambini «anticipatari», iscritti alle elementari un anno prima degli altri. Sul piede di guerra si trova il comitato dei genitori di Pontremoli che alza da tempo la voce contro il sovraffollamento di quelle classi: «Ferma restando l’ assoluta fiducia nella professionalità delle maestre – spiega il vicepresidente Andrea Zazzi – ci sembra troppo difficile per i bambini seguire la lezione in queste classi troppo numerose. Eravamo preoccupati già a settembre quando abbiamo presentato ricorso al Tar e il 30 maggio è arrivata la sentenza che ci dà ragione». I numeri dei ripetenti per i genitori parlano da soli, 5 su 57, (4 di questi erano nella classe di 27 alunni), risultato delle «classe pollaio», sotto accusa anche per essere in aule poco sicure per i genitori: si trovano al secondo piano della scuola media il che renderebbe problematica l’ evacuazione in caso di terremoto. Con il Codacons il comitato sta valutando l’ opportunità di fare una class action contro la scuola e il Ministero «non tanto per avere dei risarcimenti, ma per creare un precedente. Il prossimo anno le classi potrebbero essere ugualmente numerose», dicono i genitori. Non crede che le carenze nell’ apprendimento siano legate alle classi numerose il preside Ferdani che spiega: «In questo Paese esistono le classi pollaio perché ci sono da altre parti delle “classi chioccia”, troppo pochi alunni, spesso meno di 15, succede anche in questo istituto comprensivo di avere una classe con 11 studenti. È un problema della distribuzione dell’ organico (numero di insegnanti, bidelli e personale tecnico amministrativo assegnati a una scuola, ndr), una cosa che l’ ufficio scolastico dovrebbe rivedere». All’ ufficio scolastico regionale si osserva che i casi delle «classi pollaio» nella regione si contano sulla punta delle dita, la media di studenti per classe è 22. «L’ organizzazione delle classi e la gestione del numero degli studenti compete al dirigente scolastico, in situazioni in cui non è possibile formare una classe in più in genere si cerca di non accettare tutte le iscrizioni, ma di consigliare alle famiglie di mandare i figli in altri istituti – dice il direttore generale Angela Palamone – questo dipende dalle caratteristiche del territorio. Si hanno classi con più alunni quando si aggiungono studenti stranieri in corsa. Ma secondo un’ indagine Ocse non risulta che la qualità dell’ apprendimento sia legata al numero di studenti in aula». Intanto la vicenda è finita in Parlamento. Il Pd chiede al ministro Francesco Profumo un’ ispezione alla scuola «per capire le ragioni che hanno spinto gli insegnanti, contro ogni principio pedagogico di ragionevolezza e buon senso, alla bocciatura di cinque bambini», dice Maria Coscia, capogruppo del Pd, in commissione Cultura della Camera. «Il rifiuto, l’ esclusione – afferma Francesca Puglisi responsabile Scuola Pd – in quella tenera età, lascia impronte profonde nell’ anima». Lisa Baracchi RIPRODUZIONE RISERVATA.

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