Bocciata la Turco Manette più facili per la marijuana
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fonte:
- La Stampa
ROMA Stop al decreto Turco sulla droga. Il Tar del Lazio sospende il provvedimento che quattro mesi fa, a sorpresa, aveva innalzato da 500 milligrammi a un grammo la quantità massima di principio attivo di cannabis per uso personale oltre la quale scattano le sanzioni penali. Sono state accolte dal Tribunale amministrativo regionale, dunque, le richieste del Codacons e di una comunità terapeutica di Taranto, ma il ministro della Salute Livia Turco non si arrende e annuncia: “Farò ricorso al Consiglio di Stato“. Tecnica e politica Secondo i giudici amministrativi non si può stabilire per decreto la soglia degli stupefacenti: la quantità di sostanza detenibile non può essere decisa sulla base della discrezionalità politica, ma la scelta deve essere “tecnica“. Una motivazione “infondata“, ribatte Livia Turco. Se non è la discrezionalità politica a poter fissare le quantità consentite, allora anche la legge Fini-Giovanardi che fissa tali quantità dovrebbe decadere. Insomma, il ministro della Salute non ha nessuna intenzione di cedere e la battaglia si annuncia complessa. La polemica Intanto, divampa il dibattito politico. Esulta per la decisione del Tar, Carlo Giovanardi dell`Udc: “Il raddoppio del limite della cannabis è un manifesto politico-ideologico senza nessun supporto scientifico“. Rincara la dose l`ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: “È inaccettabile che la Turco lanci un messaggio di tolleranza mentre nelle scuole dei nostri figli è diffusa la droga in quantità allarmante“. Da An (Storace e Pedrizzi), Udc e Fi arriva la richiesta di dimissioni: “Bocciata dal Tar, Livia Turco vada a casa“. Errare è umano, perseverare diabolico, commenta Roberto Cota, vicecapogruppo leghista a Montecitorio: “Il ministro annuncia di volere diabolicamente perseverare nell`errore ricorrendo al Consiglio di stato e imbastendo una querelle giudiziaria pur di riaffermare il principio della droga libera“. Il centrosinistra, pur con qualche eccezione, si schiera invece a sostegno della titolare della Sanità, a partire dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero: “L`ordinanza del Tar richiede una rapida discussione sulla nuova legge sulle droghe“. Chiede che si arrivi al più presto al varo di una nuova legge anche Rifondazione invita a “riscrivere la legge inefficace del governo Berlusconi“, pure il presidente della Commissione Sanità del Senato, il diessino Ignazio Marino. In gioco, affermano i Radicali, è la libertà personale. Voci “dissonanti“, quelle delle senatrici teodem dell`Ulivo Emanuela Baio e Paola Binetti, che invitano l`esecutivo, nel modificare la legge sulla droga, a tenere conto della decisione del Tar. Il ministro Turco, ribatte il presidente dei senatori dell`Ulivo Anna Finocchiaro, “proporrà il ricorso con ottime ragioni, ma viene risolta dai giudici una questione che dovrebbe essere affrontata in sede parlamentare“. La legge varata dalla Casa delle libertà, puntualizza Turco, non offre alcun criterio tecnico per determinare tale quantità e la stessa commissione scientifica, insediata dall`allora ministro Storace per determinare i quantitativi di sostanze stupefacenti ai fini della prescrizione delle sanzioni, concluse i lavori segnalando l`impossibilità di una valutazione tecnica che fosse sostituiva della decisione politica. E ciò proprio in riferimento alla determinazione delle quantità massime detenibili senza incorrere in sanzioni penali. La decisione, cioè, spetta al ministro, sostennero allora i tecnici nominati da Storace. A questo punto la questione potrebbe complicarsi ulteriormente. “Qualora anche il Consiglio di Stato dovesse confermare gli orientamenti del Tar- osserva Livia Turco- si potrebbe ritenere annullabile anche il vecchio decreto “Berlusconi-Storace“, rendendo di fatto inapplicabile la stessa legge Fini-Giovanardi“.
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