15 Dicembre 2011

Bocciata la tessera del tifoso "Non può essere carta di credito"  

Bocciata la tessera del tifoso "Non può essere carta di credito"
 

Uno dei giorni più attesi dagli ultrà di tutta Italia è arrivato: una sentenza del consiglio di Stato ha dichiarato illegittima la Tessera del tifoso. La decisione – che non riguarda tanto lo strumento di ordine pubblico in sé quanto l´abuso commerciale che ne hanno fatto alcuni club – non avrà conseguenze immediate. Tutto resterà com´è, almeno fino a quando il Tar del Lazio, cui adesso passa il fascicolo, non entrerà nel merito della questione e prenderà una decisione definitiva. La vicenda ha origini antiche quanto l´iniziativa stessa. Sin dall´inizio infatti in molti storsero il naso di fronte all´aspetto più discutibile dell´intera operazione fortemente voluta dall´allora ministro Maroni: la coesistenza nella stessa card di funzioni sociali (tessera del tifoso, appunto) e funzioni commerciali (carta di credito, emessa da una banca partner del club). Una sovrapposizione odiosa, perfettamente descritta in un servizio di Report (alcuni significativi frammenti si trovano ancora su youtube) che innescò moltissime proteste e una denuncia congiunta all´Antitrust del Codacons e di Federsupporter. Denuncia che dopo un iniziale respingimento è stata adesso accolta dal Consiglio di Stato: «L´abbinamento inscindibile (e quindi non declinabile dall´utente) tra il rilascio della tessera di tifoso (istituita per finalità di prevenzione generale in funzione di una maggiore sicurezza negli stadi) e la sottoscrizione di un contratto con un partner bancario per il rilascio di una carta di credito prepagata potrebbe condizionare indebitamente (…) la libertà di scelta del tifoso-utente e potrebbe pertanto assumere i tratti di una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del consumo». Va detto che soprattutto nelle serie maggiori non sono molte le società che vendono la propria tessera vincolando il tifoso a comprare anche la carta di credito, tuttavia nelle serie minori il fenomeno è molto più frequente. In attesa che il Tar del Lazio, cui il Consiglio di Stato ha rinviato il fascicolo, esamini nuovamente il ricorso delle associazioni dei consumatori, è andato in scena il solito balletto di dichiarazioni. Generiche e prudenti quelle del ministro dell´Interno Anna Maria Cancellieri: «Rispetto la sentenza. Leggeremo, ci penseremo e daremo le nostre risposte: vedremo cosa c´è da fare». Costruttiva quella del presidente della Lega di Serie B Andrea Abodi: «L´occasione potrebbe essere perfetta per spogliare lo strumento dei suoi aspetti più critici e restituirgli una nuova pelle, più simile a quella che avrebbe dovuto avere sin dall´inizio». Chi invece non vuole sentire ragioni è il "papà" della tessera, l´ex ministro Roberto Maroni: «Al di là degli aspetti commerciali della tessera, che vengono gestiti dalle società di calcio, si è rivelata uno strumento efficace contro la violenza negli stadi e mi auguro che il nuovo governo la confermi». Che detta così sembra facile, ma in realtà potrebbe essere decisamente più complicato. Il nodo è tutto in quell´"al di là degli aspetti commerciali". L´intero sistema "tessera del tifoso" (il software che lo gestisce, le carte palstificate, il personale) è infatti molto costoso. Le società, a cui la tessera fu imposta dal ministero, si erano "appoggiate" alle banche che in cambio avevano pensato di allargare il proprio bacino di clienti. Molti dei club di A, come ad esempio il Milan e il Palermo, hanno sin dall´inizio dato la possibilità al tifoso di scegliere se fare anche la carta di credito o solo la tessera per andare allo stadio. Altri non hanno avuto la forza contrattuale o la capacità per farlo. Se adesso il Tar dovesse decidere di intervenire sul rapporto tra banche e società il ministero potrebbe ritrovarsi a dover gestire una piccola rivolta dei club.

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