19 Settembre 2009

Bnl, Fazio e Consorte a processo

Mattoni & milioni, quell’estate che scosse politica e finanza L’ex Ad del gruppo assicurativo replica: «Lo scempio fu fermare il nostro progetto» Caltagirone preferisce Trieste Gli immobiliaristi sono spariti dai radar Il "contropatto" con l’ex Governatore sfidò gli spagnoli del Bbva

 MILANO Quando il primo febbraio si aprirà a Milano il processo sulla tentata scalata di Unipol a Bnl – correva l’anno 2005 – alla sbarra si ritroveranno i protagonisti di quella passata alle cronache come l’estate dei furbetti. Tra i 28 rinviati ieri a giudizio, di cui 7 sono società, – su 45 richieste dei pm – decisi dal gup Luigi Varanelli spiccano anzitutto i nomi dell’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, e il già numero uno di Unipol, Giovanni Consorte. Non c’è invece quello di Gianpiero Fiorani. L’ex numero uno della lodigiana Banca Popolare Italiana, ha patteggiato 6 mesi di reclusione, convertiti poi in una pena pecuniaria di 13.680 euro. Stessa scelta dell’ex banchiere per il suo braccio destro del tempo, l’allora direttore finanziario di Bpi Gianfranco Boni, (due mesi di reclusione) e lo stesso istituto di credito (ora parte del gruppo Banco Popolare) che dovrà sborsare 228 mila euro. A fare compagnia a Fazio e Consorte, nel nutrito parterre degli imputati (le accuse sono di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza, l’insider trading è contestato al solo Consorte), ci saranno poi molti protagonisti della stagione che vide gli immobiliaristi del contropatto e poi Unipol, con l’appoggio di banche e della stessa Bankitalia, sbarrare la strada agli spagnoli del Bbva, sbandierando l’italianità di Bnl. Sarà davanti al giudice l’ex capo della Vigilanza di Via Nazionale, Francesco Frasca. Ci saranno poi contropattisti, tra cui Francesco Gaetano Caltagirone, e gli immobiliaristi come Danilo Coppola, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto, fino all’europarlamentare Pdl Vito Bonsignore e ai fratelli Lonati. Capitolo banche: rinviati a giudizio, tra gli altri, il presidente di Carige, Giovanni Berneschi, il collega della Popolare di Vicenza, Gianni Zonin e l’allora dg, Divo Gronchi e l’ex ad Bper Guido Leoni. Tra le straniere sarà a processo, come persona giuridica, Deutsche Bank, mentre sono state prosciolte Nomura e Credit Suisse, così come, tra le persone, Marcellino Gavio. Rinvio invece per Emilio Gnutti, con la sua Hopa, e per Unipol con l’attuale presidente Pierluigi Stefanini (allora a capo della holding Holmo), il direttore generale Carlo Cimbri e l’ex ad, al fianco di Consorte, Ivano Sacchetti.  Se Consob e Bbva sono già parte civile, si vuole costituire come tale anche il Codacons: per un processo a rischio di prescrizone: difficilmente arriverà fino alla Cassazione. Consorte è tra i pochi a reagire. Ribadisce la sua «totale estraneità», si dice «amareggiato» per la decisione che però «mi consente di rappresentare finalmente all’opinione pubblica lo scempio che è stato fatto di una iniziativa industriale». Scempio «che ha tolto risorse al Paese» e per cui ora vorrebbe l’«individuazione delle responsabilità e dei responsabili».Solo una manciata di anni, ma in fondo un’era intera. L’ultima mossa del Tribunale di Milano – a Roma in luglio c’è stata la chiusura delle indagini per un procedimento parallelo sullo stesso caso – riapre la stagione indimenticabile delle scalate «gemelle» alla Bnl e ad Antonveneta e riporta d’attualità la vicenda dei «contropattisti» che a metà del 2004 e fino all’estate 2005 tentarono l’assalto proprio alla banca romana, forti anche della benedizione dell’allora Governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Una squadra, quella dei contropattisti, guidata da Francesco Gaetano Caltagirone e alla quale si associano i nomi più celebri di una breve stagione del mattone – Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, poi anche Stefano Ricucci – e cultori della finanza di lungo corso come i fratelli Lonati o l’ubiquo Vito Bonsignore, che si oppone alle mire del socio Bbva, a sua volta alleato con campionissimi dell’establishment finanziario come le Generali e Diego Della Valle. Decisiva, secondo le ricostruzioni della magistratura, l’alleanza dei contropattisti con Fazio – desideroso di non vedere la Bnl finire nelle mani degli spagnoli – e decisivo anche l’intervento dell’Unipol che prima si muove con una rete di alleanze più o meno occulte per consolidare la sua posizione nell’azionariato della Bnl e contrastare quindi l’offerta pubblica che intanto il Bbva ha lanciato, e poi muove a sua volta con un’Opa acquistando il 24% da Caltagirone e soci e ricoprendoli di plusvalenze da record. Le intercettazioni ordinate dalla magistratura consegneranno ai posteri anche un istruttivo spaccato dei rapporti tra politica – in questo caso i ds Massimo D’Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre – e la finanza «di partito» impersonata dall’allora amministratore delegato di Unipol Giovanni Consorte. Poi, proprio per le modalità di quella scalata fatta da Consorte, le prime indagini della magistratura, che si intrecciano rapidamente con quelle su Antonveneta, mentre la Bnl finisce – colpo di scena – a Bnp-Paribas Certo, a guardarlo con il telescopio da questa fine estate 2009 e dopo che nel sistema mondiale sono esplose molte meteore finanziarie, la grande partita – con carte spesso truccate – di quattro anni fa, appare adesso lontanissima e per certi versi incomprensibile con le voglie dei banchieri – italiani e stranieri – di crescita dimensionale a qualsiasi costo, con la rimonta in apparenza inarrestabile dei valori immobiliari che arricchiva sulla carta gli uomini del mattone, con i titoli delle banche prese di mira che correvano a cavallo della speculazione. Diversi sono stati anche i destini dei protagonisti di quella stagione frenetica. Proprio Fazio, ad esempio, fa vita ritirata, ma non estranea ai circoli del potere finanziario ed ecclesiastico. Emilio Gnutti e i Lonati, all’estremo opposto rispetto all’ex inquilino di via Nazionale, sembrano scomparsi dai radar della finanza che conta, financo nella natia Brescia dove la loro Hopa ha subito il contrappasso del salvataggio «di sistema». Via dagli schermi anche i «mattonari», ormai relegati tutt’al più a qualche cronaca mondana o giudiziaria. Poca sorpresa se tra chi è uscito quasi indenne dalla vicenda c’è un contropattista della prima ora come il prudente Caltagirone, che resta parte integrante dell’establishment finanziario grazie a una nuova propensione per le rive triestine rispetto alle banche capitoline. Consorte invece no, lui non è certo pacificato. L’ingegnere chimico che nel mondo della finanza era arrivato da outsider tramite Unipol resta tale anche ora che, alla guida della sua piccola Intermedia, si batte non solo nel campo degli affari e in tribunale, ma anche per ristabilire una verità che ritiene violata dalle ricostruzioni giudiziarie. Il 2005 L’anno della scalata Unipol prova a bloccare l’offerta annunciata dal Banco di Bilbao per acquisire il controllo della Banca Nazionale del Lavoro. Gli indagati 45 persone fisiche e giuridiche Tra loro l’ex ad di Unipol Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti – all’epoca il suo vice – l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, l’ex ad di Bpi Gianpiero Fiorani, il finanziere bresciano Emilio Gnutti e gli immobiliaristi Stefano Ricucci e Danilo Coppola. Accusati, a vario titolo, di aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e insider trading. La prima udienza Al via il primo febbraio 2010 Dopo l’udienza preliminare di ieri si tornerà in aula il prossimo primo febbraio.

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