8 Gennaio 2016

Blocco stipendi, ecco la class action

Blocco stipendi, ecco la class action 

VIBO VALENTIA – Una mega class action lanciata su tutto il territorio nazionale e, quindi, anche in Calabria, che ha quale “colpevole” lo Stato italiano per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici fermi al 2010. Il Codacons fa sul serio e passa alle vie legali avviando l’ azione collettiva per quella che definisce una decisione illegittima. L’ associazio ne dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. L’ iniziativa segue la sentenza della Corte costituzionale numero 178 del 24 giugno 2015 attraverso la quale si è stabilito come il blocco dei contratti del pubblico impiego sia «illegittimo, li mitando, però, tale situazione solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa». Per questa ragione i 111.840 pubblici dipendenti della Calabria possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per sei anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiede re un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1 gennaio scorso, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Secondo la Consulta, il reiterato protrarsi della sospensione delle procedure di contrattazione economica altera la dinamica negoziale in un settore che al contratto collettivo assegna un ruolo centrale. Ulteriormente, se i periodi di sospensione delle procedure “negoziali e contrattuali” non possono essere ancorati al rigido termine di un anno, individuato dalla giurisprudenza costituzionale in relazione a misure diverse e a un diverso contesto di emergenza (sentenza n. 245 del 1997, ordinanza n. 299 del 1999), è parimenti innegabile che tali periodi debbano essere comunque definiti e non possano essere protratti ad libitum. Il sacrificio del diritto fondamentale tutelato dall’ art. 39 della Costituzione, proprio per questo, non è più tollerabile: «Solo ora si è pa lesata appieno la natura strutturale della sospensione della contrattazione e può, pertanto, – scrivono i giudici costituzionali – con siderarsi verificata la sopravvenuta illegittimità costituzionale, che spiega i suoi effetti a seguito della pubblicazione di questa sentenza». Dalla sentenza, dunque, discende la necessità di riaprire la contrattazione nel pubblico impiego che, secondo le ultime stime, interesserebbe più di 3 milioni e 300mila lavoratori in tutta Italia. Ad ogni modo sul sito www.codacons.it vi sono le istruzioni utili per aderire alla class action. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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