21 Ottobre 2017

Bloccati i fondi anti-ludopatia Beccalossi: «Siamo stupiti»

Sembra paradossale, ma a bloccare i 50 milioni di euro di finanziamento dei piani regionali anti-ludopatia (la dipendenza da gioco d’ azzardo, ndr ) è stato un ricorso del Codacons. Il Tar del Lazio, ieri, ha infatti accolto le istanze dell’ associazione consumatori, preoccupata per i criteri di assegnazione dei finanziamenti pubblici, stoppando così la cifra che il ministero della Salute stava per trasferire alle nove regioni che hanno messo in campo politiche per prevenire la ludopatia. Per la Lombardia, si tratta di 8,2 milioni, pari al 16,4 per cento del totale nazionale. Secondo i giudici amministrativi -a monte – determinante è stato il mancato parere dell’ Osservatorio per la prevenzione della ludopatia che costituisce «un rilevante vulnus» che ha inficiato a cascata tutto il procedimento di erogazione delle risorse. Per il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «si tratta di una vittoria che non ferma la lotta al gioco d’ azzardo, ma anzi la potenzia, garantendo che i soldi pubblici vadano realmente al contrasto della ludopatia, senza favoritismi o sistemi clientelari» (il riferimento è alla Regione Toscana, dove i fondi andavano ad associazioni di cui facevano parte consiglieri regionali o in conflitto di interessi già indicato dall’ Osservatorio). L’ assessore lombardo Viviana Beccalossi, in prima linea per la battaglia al gioco d’ azzardo (ha promosso la legge regionale che ha vietato l’ installazione di nuove slot nelle vicinanze di scuole, ospedali e luoghi di culto), risponde perplessa: «Sono sorpresa – spiega -. Non ho avuto modo di confrontarmi con il ministero ma immagino che ora attendano le motivazioni della sentenza e poi si proceda al ricorso al Consiglio di Stato». Per quanto riguarda la Lombardia non si era ancora passati alle assegnazioni dei fondi agli enti ma l’ idea, spiega Beccalossi, «era di affidarli alle Ats (ex Asl), immaginando un percorso sperimentale per le realtà non profit che si occupano del ricovero delle persone ludopatiche, un lavoro a oggi non riconosciuto, anche se si tratta di persone di problemi di dipendenza per le quali il gioco è come una droga».
giacomo valtolina

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