7 Agosto 2009

“Bloccate i lavori nel parco di via Pio X”

 Lo chiede il Codacons con una denuncia alla Procura. E il consigliere Franco Conte chiede l’intervento della Soprintendenza

Se davvero quella che sta emergendo dai lavori del cantiere in via Pio X è l’antica torre delle Zigogne val la pena bloccare i lavori e pensare come salvaguardarla e metterla in evidenza perché i mestrini la possano visitare. Bisogna, insomma, inserirla nel "percorso archeologico" che è già una realtà con i resti delle mura, la Torre finalmente liberata dagli edifici addossati, il Torresino nel Parco Ponci… Invece di fermarsi, però, i lavori hanno avuto una improvvisa accelerazione tanto che qualcuno parla di «una strana solerzia estiva da parte dell’impresa». Si tratta dei lavori in corso nel parco di via Pio X, acquistato dalla società Pio Guaraldo di Marinese, e nel cortile dell’ex scuola De Amicis (area pubblica), dove la società sta costruendo un edificio residenziale di 8 piani e il "Giardino delle Mura".  Dopo gli appelli del Centro studi storici, delle associazioni "Amico Albero" e "Gruppo Valdemare" ora arriva la segnalazione del consigliere comunale del Pd, Franco Conte, che chiede alla Soprintendenza di fare una verifica dei lavori, e una denuncia-querela depositata ieri mattina dall’avvocato Marco Locas per conto del Codacons, associazione a tutela dei consumatori. Le due iniziative, evidentemente prescindono dal fatto che sul posto dei cantieri opera un archeologo nominato dalla Soprintendenza ai Beni archeologici e un architetto della Soprintendenza ai Beni architettonici. Associazioni e consigliere comunale si rivolgono all’amministrazione veneziana e alla soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici, Renata Codello: «Nel caso del Torresino, quando venne portato alla luce dai lavori per la costruzione del complesso residenziale "I Diamanti", la Soprintendenza impose il blocco dei lavori e una revisione del progetto per rendere visitabile dai cittadini il pezzo delle antiche mura appena scoperto. Non vorrei che questa volta, invece, se davvero nei nuovi cantieri sono emersi reperti importanti, si rischi che tutto venga nascosto nuovamente sotto terra e coperto dalla colata di cemento dei sottoservizi» dice Franco Conte: «Io non sono certo che siano in corso atti lesivi dell’identità di Mestre – continua il consigliere comunale nella sua lettera alla Soprintendente – ma anche in questa situazione credo che sia da invocare il principio di precauzione».  Il Codacons va anche oltre e chiede alla Procura della Repubblica di verificare se vi siano gli estremi di alcuni reati, come quello di demolizione, rimozione o restauro di cose di interesse storico-artistico senza l’autorizzazione del ministero competente, o il reato più semplice di danneggiamento e, per quanto riguarda i pubblici amministratori coinvolti, l’omesso esercizio dei poteri di vigilanza e controllo. L’avvocato Locas ricorda che «in una fattispecie simile il Tribunale di Venezia ha ritenuto legittima l’applicazione della misura cautelare del sequestro preventivo dell’area». Franco Conte, che ricorda come inizialmente fosse contrario all’operazione per liberare la Torre (prevista dal Piruea Cel-Ana e comprendente, appunto, anche l’edificazione del palazzo di Marinese e il nuovo giardino pubblico), afferma di aver votato a favore «dopo aver ascoltato le convincenti argomentazioni dell’assessore Gianfranco Vecchiato. «Ma i mestrini hanno il nervo scoperto perché troppe operazioni sono passate sulle loro teste, e tante decisioni sono state adottate presentando al Consiglio comunale le cose già fatte e legando le mani ai consiglieri. Purtroppo gli esempi di quel che può accadere non mancano: dalla speculazione di via Del Tinto, a San Giuliano, all’Aev Terraglio fino, appunto, al Piruea Cel-Ana. La stessa liberazione della Torre di Mestre, infatti, è la metafora di una città in mano a speculatori che hanno fatto ben poco di bene e aggiungono alla loro limitatezza "professionale" la spocchia di profeti di una città futura».

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