«Bloccare il Canaletto è un reato»
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fonte:
- La Nuova Prima Pagina
Il focus sarebbe sulle cause del disastro, ma gran parte dell’ assemblea è dedicata al da farsi e, all’ i nizi o, alla questione della collaborazione tra i comitati. Che, allo stato attuale, non sembra una strada percorribile. Al di là degli intenti, infatti, è il responsabile dell’ area economica del comitato No tax area Marco Nora a spiegare perchè, uniti, adesso non si può marciare. «Diventa difficile collaborare – ha cominciato Nora (riferendosi in particolare ad ArginiaMO, ndr) – quando l’ obiettivo principale è diverso: noi chiediamo con forza la No tax area e non la fiscalità di vantaggio. Oltre a questo punto di differenza, non marginale ma sostanziale, noi riteniamo che l’ unico modo per far ripartire questo territorio sia quello di dare soldi nelle tasche dei cittadini subito, e non tra due anni con il solo 8% come è successo con il terremoto. Questo è il momento più importante e bisogna chiedere con forza tre cose fondamentali: avere la possibilità diavere finanziamenti a tasso zero, la No tax area, il rimborso immediato del 100% dei danni». E il modo per centrare questi obiettivi, per i No tax area, non è quello delle manifestazioni (idea già messa in atto dal collettivo Dal basso alla Bassa, idea ventilata dal Codacons e idea votatat da ArginiaMO, ndr). «Potrebbe essere un’ idea bloccare il Canaletto – ha detto Nora – con un piccolo dettaglio: è un reato penale, e per ottenere qualche risultato andrebbe bloccato per quattro o cinque giorni. Alzi la mano chi è disposto a rischiare una denuncia penale, così comprendiamo subito se è un’ idea fattibile». E nel panorama del centinaio di persone riunite nella sala del ristorante della Bastia, sul Canaletto a Bastiglia, non si alza nessuna mano. «Potrebbe essere l’ ul tima strada» suggerisce qualcuno. «La nostra idea di come ottenere quello che ci spetta in modo sacrosanto – chiude Nora – è quello di vincere la nostra ritrosia ed andare ognuno dal suo sindaco, chiedendogli che cosa sta facendo per permetterci di ripartire. Puntiamo a civili pressioni sulle uniche persone che possono cambiare il nostro destino, che sono i sindaci e la Regione. Tentiamo la strada istituzionale prima di quella che non è legale». Qualcuno obietta che «potrebbe essere troppo tardi», ma Nora risponde che «uno alla volta, il sindaco vi riceverà». I presenti hanno dubbi: «Non ci ascolteranno», come a suggerire che la manifestazione immediata resta un’ idea nella mente di molti. «Possiamo andare anche in tanti – ha aggiunto Elisabetta Aldrovandi -, ma bisogna davvero esserci tutti». Applausi fragorosi quando qualcuno propone di «smettere di pagare le tasse», ma i vertici del comitato obiettano che «è un reato penale; lo sciopero fiscale ha senso se è fatto almeno dalla metà delle persone. Storicamente non è mai stato fatto». Eccola qui, la difficoltà (comune, almeno in questo, agli altri comitati, ndr) delle assemblee pubbliche: la rabbia fa fatica ad essere incanalata in modalità di protesta produttive e non “di pancia”. Perchè qualcuno, ieri sera, ha lasciato la sala chiedendo una protesta più forte e, a onor del vero, non sempre praticabile. Ed è un appello accorato, in coda, quello che gli organizzatori lanciano: «Partecipate agli incontri» hanno detto, sottolineando la necessità di non calare numericamente di incontro in incontro (perchè in effetti il calo c’ è stato, ndr). Poi i toni si abbassano e la serata si svolge con ospiti e informazioni concrete. Giovedì prossimo, sempre alla Bastia, si farà il punto politico sulla No tax area. Invitati i referenti di tutti i partiti politici: per ora c’ è stata risposta dalla Lega e dai 5 Stelle. Restano fuori Sel e Rifondazione Comunista che già, ha detto Nora, «sono dichiaratamente contro la No tax area».
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