19 Settembre 2019

Blitz europeo, spenta la tv pirata

Melania di Giacomo ROMA. Partite di Seria A, le coppe europee, e poi film, serie tv. Tutto «offerto» agli utenti attraverso un’ unica piattaforma pirata a 12 euro al mese. Così un’ organizzazione internazionale, finita sotto la lente della procura di Napoli e di Eurojust, a partire dal 2015 ha frodato il sistema dei pay tv attraverso il cosiddetto «pezzotto», ottenendo ricavi per 60 milioni di euro l’ anno. Quando ieri amattina la Guardia di Finanza ha staccato la spina alla diffusissima piattaforma streaming Xtream Codes, in un maxi-blitz messo a segno anche dalla Polizia contro le iptv illegali, 700mila utenti si trovavano online. Ma sono 5 milioni i potenziali clienti. Anche loro rischiano guai con la giustizia – multe fino a 25mila euro al mese e la reclusione da sei mesi a 3 anni – visto che gli investigatori, come ha spiegato il colonnello Giovanni Reccia, comandante del Nucleo speciale tutela della privacy e frodi tecnologiche, intendono risalire agli «abbonati» attraverso la traccia ip, l’ indirizzo dell’ apparecchio collegato a internet, e le carte con cui sono stati effettuati i pagamenti. L’ indagine diretta dal procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, e coordinata dall’ aggiunto, Vincenzo Piscitelli e dal sostituto Valeria Sico, riguarda 25 soggetti, tra cui due greci. Uno di loro, che è ritenuto l’ inventore e il gestore della piattaforma è stato arrestato a Salonicco dalla Gdf e dalla polizia greca: aveva con sé 110mila euro in contanti. I membri dell’ organizzazione, secondo quanto ricostruito dall’ indagine, predisponevano e gestivano all’ estero gli spazi informatici attraverso i quali ritrasmettevano il segnale dei Sky, Dazn, Netflix. Una fitta rete commerciale, con basi in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, acquisiva illegalmente i pacchetti di contenuti e li rivendeva. Sono otto gli ordini europei di indagine emessi dalla procura di Napoli ed eseguiti simultaneamente in Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bulgaria dalle rispettive polizie giudiziarie. Nei confronti degli indagati il gip di Napoli Fabio Provvisier ha emesso un decreto di sequestro preventivo di account paypal, carte di debito e conti corrente e dalla pagina Facebook della piattaforma. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata alla riproduzione e commercializzazione illecita di Iptv con la circostanza aggravata del reato trasnazionale. Nell’ ordinanza, il gip sottolinea che è stato rinvenuto «un sofisticato sistema organizzato di frode finalizzato alla captazione e diffusione di prodotti destinati alla Tv a pagamento, con notevole danno ai titolari dei diritti ed evidente frustrazione del libero mercato». Secondo il Codacons, «la forte diffusione di piattaforme che consentono di vedere gratuitamente le pay-tv, ha effetti fino al +10% sui prezzi degli abbonamenti, a discapito di tutti gli utenti».

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