31 Gennaio 2018

Blitz “Acqua sporca” il processo iniziato a sei anni dall’ indagine

Nel novembre del 2016 il rinvio a giudizio, soltanto ieri la prima udienza del processo nato dall’ operazione “Acqua sporca” a carico di sedici imputati, tra loro vertici della Sorical, dirigenti dell’ Asp, della Regione e funzionari di vari comuni. Fra il rinvio a giudizio e l’ inizio del processo, lo scorso settembre, l’ archiviazione nei confronti di 24 indagati per abuso d’ ufficio. Ieri finalmente davanti al Tribunale collegiale (presidente Giulio De Gregorio, giudici Violetta Romano e Adriano Cantilena) è stata aperta la fase dibattimentale con la costituzione delle parti e l’ ammissione delle liste tesimoniali chieste dal pm e dalle difese. Come parti civili sono stati ammessi il Comitato civico Pro Serre (avvocato Angelo Calzone), Legambiente (avvocato Rodolfo Ambrosio), Codacons Calabria e Articolo 32 (avvocato Claudio Cricenti) e Adoc Vibo (avvocato Paolo Fuduli). Prossima udienza il 9 marzo per sentire in aula i primi testimoni del pubblico ministero. Nello specifico sotto processo sono finiti: l’ attuale sindaco di Catanzaro Sergio Abramo in quanto ex presidente del consiglio d’ amministrazione della Sorical; Giuseppe Camo, ex vice presidente della società; Maurizio Del Re, amministratore delegato della stessa società; Sergio De Marco, direttore generale tecnico Sorical; Giulio Ricciuto, responsabile del compartimento area centro e degli impianti di potabilizzazione; Ernaldo Antonio Biondi responsabile Sorical per la zona di Vibo; Vincenzo Pisani, addetto al servizio interno analisi di laboratorio e processi di trattamento delle acque; Massimiliano Fortuna, Pietro Lagadari, Domenico Lagadari (dipendenti Sorical), Fabio Pisani (responsabile pro tempore dell’ ufficio tecnico del Comune di Serra San Bruno); Roberto Camillen, responsabile pro tempore del settore manutentivo del Comune di Serra; Francesco Catricalà, dirigente dell’ unità operativa igiene, alimenti e nutrizione del distretto dell’ Asp di Soverato; Fortunato Carnovale, dirigente dell’ unità operativa igiene dell’ Asp di Vibo Valentia; Rosanna Maida, dirigente del servizio attività territoriale prevenzione promozione della salute del settore Area-Lea e Domenico Criniti, all’ epoca dei fatti sindaco di Santa Caterina dello Ionio. Avvelenamento colposo delle acque, inadempimento contrattuale, falso, interruzione di servizio e omissionwe, i reati a vario titolo contestati agli imputati. Reati consumati tutti negli anni che vanno dal 2009 al 2011; pertanto alcuni hanno superato o stanno per superare i sette anni e mezzo, per cui il rischio prescrizione continua a rimanere dietro l’ angolo. L’ inchiesta sulla non potabilità dell’ acqua in città era scattata nel maggio del 2012. In quell’ occasione gli inquirenti arrivarono a porre sotto sequestro persino l’ invaso dell’ Alaco allo scopo di fare piena luce sulle cause che – secondo l’ accusa – hanno determinato l’ avvelenamento dell’ acqua che arrivava nelle abitazioni di tanti comuni sia del Vibonese, sia della fascia jonica delle province di Catanzaro e Reggio. Un’ indagine che fece tanto clamore attirando persino i media nazionali. (m.c.)

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