14 Aprile 2009

Blasi: “In residenza mai”

Policlinico Casilino l’invalido guarito dice ancora no al Comune
 
 

 
  Una residenza sanitaria assistita: dopo un attento esame del caso, sollevato da Leggo, il Comune ha trovato la soluzione per Fabrizio Blasi, che, malgrado non abbia i requisiti per la lungodegenza, da ottobre è ricoverato al Policlinico Casilino, ritenuto un caso sociale. Una sistemazione, finalmente, è stata trovata. «Siamo disponibili a offrirgli l’inserimento in una residenza sanitaria assistita – dice Sveva Belviso, assessore capitolino alle Politiche sociali – venendo anche incontro alle sue esigenze per la dislocazione sul territorio. Tale offerta gli era già stata fatta a novembre, ma l’aveva rifiutata, chiedendo una casa. Il caso ci è noto dal 2006 ed è molto complesso. La residenza sanitaria assistita risulta la soluzione migliore, assicurando la giusta assistenza medica». Fabrizio Blasi, però, non ci sta: «Non accetterò. È la sistemazione peggiore che potevano offrirmi. È come stare in ospizio. Ho 44 anni, una compagna e un figlio, voglio vivere la mia vita e stare in una casa-famiglia, dove posso avere la mia libertà. Non voglio stare rinchiuso. Sono pronto anche a gesti estremi». La situazione si fa ancora più complessa: a farsi sentire sono pure i consumatori.  «Gli ospedali sono un servizio pubblico – commenta Marco Ramadori, presidente Articolo 32 Codacons – destinato a tutelare la salute come diritto dei cittadini, non possono diventare un posto di soggiorno dove scaricare altre problematiche, pur comprensibili. Se persone che non hanno requisiti per la lungodegenza sono in ospedale potrebbero esserci gravi responsabilità dei medici che consentendo loro di restare, tolgono il posto a chi potrebbe davvero averne bisogno urgente. Se non ci sono i presupposti, la persona deve essere allontanata».
 

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