30 Settembre 2020

«BLASFEMO? NO, ATTUALE»

codacons attacca: «zero rispetto» fedez ironizza: «mi mancavano» vanoni, atteso venerdì a librixia: «è un’ operazione interessante»
«Ritratto di Chiara Ferragni come Madonna con bambino dipinta da Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, 2020». La cornice patinata, resistente allo sfarinamento da tarme pur senza gli eccessi sfarzosi dell’ oro laccato, è quella del settimanale Vanity Fair; lo zampino, quello di un volpone dell’ arte contemporanea: Francesco Vezzoli, bresciano post-moderno classe 1971, secondo il milieu dei pigmalioni illustri uno specialista «del combattimento fra simulacri e realtà, fra verità e finzione, che ha saputo trasformare la nostalgia dell’ antico in poesia». Consequenziale e luccicante, il titolo dell’ intervista: «Madre, figlio e spirito social». Che abbinato all’ iconografia della Maria Vergine Ferragni ha scatenato un attacco di panico benpensante e velenose accuse di blasfemia rivolte appunto alla rielaborazione sagacemente architettata da Vezzoli, coadiuvato dal creative consultant Luca Corbetta in un’ operazione-provocazione in cui altre celebri donne italiane, «esempi di una cultura progressista che cerca il dialogo e che si oppone allo schema patriarcale per estirpare gli stereotipi di genere», appaiono raffigurate all’ interno di dipinti storici. O fotografate in posa plastica per la copertina, come la modella transgender Roberta De Titta Graziano.Nell’ estasi dell’«equilibrio bellissimo di arte e informazione meravigliosamente orchestrato dall’ immaginazione di Francesco Vezzoli», l’ associazione tra il soggetto sacro e l’ influencer più famosa del mondo – 21 milioni di follower, haters compresi – ha fatto sbroccare gli affezionatissimi del Codacons, che tra l’ altro con i Ferragnez avevano già dei trascorsi tutt’ altro che amichevoli («Mi mancavano», ha infatti cinguettato sardonico Fedez via Twitter). In sintesi: «Non è una provocazione, ma una grave mancanza di rispetto per i cristiani, per l’ intero mondo religioso e per l’ arte in genere». E nel dettaglio dell’ affondo: «L’ immagine sfrutta la figura della Madonna e la religione a scopo commerciale, essendo noto come la Ferragni sia una vera e propria ‘macchina da soldi’».CON PROTAGONISTI diversi, la storia manifesta svariati precedenti. Come Dago-ricostruito in una pertinentissima nota intitolata «Madonna fatta ad arte». Tra gli altri blasfemi degni di questo nome, ecco l’ americano Andres Serrano, «che fingendo di ritrarsi dallo scandalo generato da ‘Piss Christi’ lanciò anni fa la serie ‘Holy Works’, pannelli di situazioni e figure dei Vangeli ai quali hanno dato volto dei poveri newyorkesi… Peccato che in ‘Madre e Bambino’ la faccia sia quella di Casey Anthony, la madre più famosa d’ America per essere stata incriminata dell’ omicidio della figlia di due anni». Ancora, nel novero svetta «Il ‘Presepio’ allestito da Wolfango Peretti Poggi nel 2006 al Palazzo comunale di Bologna dove, fra le 200 statuine, ce n’ era una che raffigurava la pornostar Moana Pozzi… Ma il più luciferino è Jam Montoya. La serie ‘Sanctorum’ farebbe venire un coccolone a quelli del Codacons: un transessuale usato come Madonna in ‘Nuestra senora de Lourdes’». Apriti cielo!Rispetto alla querelle si è espresso in un video-spartiacque anche il critico e curatore Carlo Vanoni, che venerdì alle 15 sarà in città a Librixia, all’ Auditorium Santa Giulia, per presentare il libro «Ho scritto t’ amo sulla tela» (La storia dell’ arte in dodici profili di donna: una curiosa assonanza col progetto Vanity Fair by Vezzoli). «La madonna col bambino oggi ha 20 milioni di persone che la seguono su Instagram, eppure non c’ è blasfemia, non c’ è offesa al sentimento religioso. Vezzoli ha semplicemente fatto l’ artista, cioè ha lavorato con le immagini. Quello del Sassoferrato è un dipinto: l’ hanno accusato di blasfemia? No, perché quello facevano i pittori: davano un volto a chi non l’ aveva, ai santi. La trovo un’ operazione interessante – ha motivato Vanoni -. Intanto perché ci apre la mente e ci fa capire che non esistono solo la Monna Lisa o Caravaggio. E, soprattutto, che non esiste solo la bellezza. Finiamola con questa storia: l’ arte parla, comunica, ci racconta delle cose, non è solo bellezza da contemplare passivamente». Sempre Vanoni in un’ altra circostanza aveva detto: «Tutta l’ arte è contemporanea proprio perché partorita dal contesto storico in cui è stata realizzata… Capire l’ arte antica significa conoscere la situazione politica, geografica e culturale dell’ epoca. Mentre se voglio capire Jeff Koons è sufficiente che io guardi un telegiornale durante le elezioni americane: tutti quelli che sono lì ad agitare bandierine sono gli stessi che in garage hanno il tagliaerba e il palloncino a forma di cagnolino comprato alla fiera nel Minnesota. Raffaello è contemporaneo all’ inizio del 1500, Warhol lo è negli anni ’60 del Novecento». La Madonna di Vezzoli è contemporanea oggi: «C’ è chi la odia e chi la ama fino alla venerazione. È il presente e il futuro che non riusciamo ancora a capire del tutto. Chiara Ferragni è il sogno americano dell’ era digital».
elia zupelli

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